Recenti sviluppi nel settore alimentare europeo stanno attirando l’attenzione, in particolare in relazione all’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur. Firmato nel dicembre scorso, questo accordo ha suscitato dibattiti e analisi approfondite, specialmente in merito alle sue implicazioni per l’industria alimentare italiana. La decisione del Brasile di annullare i dazi su prodotti fondamentali, come la pasta, rappresenta un cambiamento significativo, mentre aziende italiane storiche continuano a prosperare e innovare.
L’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur
L’accordo commerciale tra UE e Mercosur, siglato dopo vent’anni di trattative, ha generato molta discussione. All’inizio, l’intesa pareva escludere alcuni settori strategici, lasciando incertezze, soprattutto per produttori di pasta italiana. Tuttavia, una svolta è arrivata grazie alla decisione del Brasile di azzerare i dazi su undici prodotti alimentari, tra cui la pasta. Questo cambiamento sembra rispondere sia a necessità interne – come la lotta contro l’inflazione – che a pressioni globali per contrastare il protezionismo emergente.
L’importanza di questo segnale per l’industria alimentare italiana è notevole. Attualmente, l’Italia esporta pasta nel Mercosur per un valore di 53 milioni di euro, ma il dazio del 14% limita le possibilità di crescita. UnionFood ha accolto con entusiasmo la notizia, evidenziando come la pasta possa fungere da motore per altri prodotti italiani di punta, come il vino. Le aspettative sono quindi alte, con la speranza che questo accordo possa realmente favorire l’espansione delle esportazioni nel mercato sudamericano.
Storia di successi: Forno Bonomi e l’evoluzione dolciaria
Un esempio di come le aziende italiane si stiano adattando e crescendo è Forno Bonomi, una storica impresa veronese specializzata in savoiardi e sfogliatine. Fondata nel lontano 1850, l’azienda si prepara a chiudere il 2024 con un fatturato stimato di 80 milioni di euro. La gestione passa oggi alla terza generazione della famiglia Bonomi, che ha colto l’andamento positivo della domanda di dolci in Italia e all’estero. Questo successo è fortemente influenzato dalla presenza delle comunità italiane nel mondo.
Per rispondere a questa crescente richiesta, Forno Bonomi ha deciso di aumentare la propria capacità produttiva del 20%, avviando una nuova linea in grado di garantire 4.000 tonnellate in più di prodotto. Questa scelta non solo permette di soddisfare la domanda attuale, ma prepara anche l’azienda a future opportunità di mercato, confermando la solidità del brand nel panorama alimentare italiano.
Innovazione nella produzione della birra e recupero degli scarti
Cambio di scenario adesso con l’attenzione rivolta alla birra e, più specificamente, agli scarti derivati dalla sua produzione. Unionbirrai, insieme a diverse università italiane, ha lanciato un progetto innovativo per recuperare le trebbie, i residui della birra, trasformandoli in ingredienti con elevato valore nutrizionale. Questa iniziativa rappresenta un passo avanti verso la sostenibilità .
Le trebbie possono essere utilizzate per realizzare pane arricchito di fibre fermentate e micoproteine, offrendo una soluzione pratica per i birrifici artigianali che affrontano costi di smaltimento elevati. Questa innovazione non solo contribuisce a ridurre rifiuti, ma porta anche nuovi ingredienti sulla tavola, rinnovando l’interesse verso una nutrizione più sostenibile.
Ponti tra aceto e vino: un’azienda in evoluzione
Nella storicità del Made in Italy, l’azienda Ponti si distingue per la sua produzione di aceto, ma oggi dirige i suoi sforzi verso il mondo vitivinicolo. Sotto la guida di Giacomo Ponti, l’azienda ha investito nella cantina Torraccia del Piantavigna, in Piemonte, dove si coltivano varietà pregiate come Nebbiolo e Pinot nero. Con una produzione annuale stimata di 200mila bottiglie, Ponti mira a rilanciare la viticoltura in aree storiche.
Questa espansione si accompagna a un continuo processo di innovazione anche nel settore dell’aceto. L’azienda sta investendo in tecnologie come la blockchain e pratiche di economia circolare, segnalando un impegno forte verso la sostenibilità e la modernizzazione del proprio approccio produttivo.
Bioeconomia: uno sguardo al futuro
Passando a un aspetto più ampio dell’economia italiana, l’argomento della bioeconomia emerge come un settore in forte crescita. Nel 2023, il valore complessivo della bioeconomia in Italia ha toccato i 437,5 miliardi di euro, con un incremento del 2,2%. Questo ambito abbraccia molteplici settori, tra cui agricoltura, chimica bio-based e bioplastiche, influenzando oltre 800 startup attive nel Paese.
Nonostante questa crescita, l’Italia e l’Europa si trovano in una competizione agguerrita con Stati Uniti e Cina per gli investimenti in ricerca e sviluppo. L’Unione Europea ha stanziato mille miliardi per la transizione sostenibile nei prossimi dieci anni, ma nei primi nove mesi del 2024, gli investimenti italiani sono scesi a 100 milioni di euro, rispetto ai 132 milioni dell’anno precedente. Una situazione che invita a riflessioni e azioni concrete per mantenere competitività e innovatività .