Beatificazione di Stefano Douayhy: un momento storico per i maroniti in Libano

Beatificazione di Stefano Douayhy: un momento storico per i maroniti in Libano

Beatificazione di Stefano Doua Beatificazione di Stefano Doua
Beatificazione di Stefano Douayhy: un momento storico per i maroniti in Libano - Gaeta.it

La beatificazione di Stefano Douayhy, patriarca di Antiochia dei Maroniti, ha avuto luogo il 2 agosto 2023 nel Palazzo patriarcale di Bkerke, Libano. Presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, la celebrazione ha richiamato circa 13.000 fedeli. Questo evento non solo segna un momento di profonda spiritualità per la comunità maronita, ma evidenzia anche il ricco patrimonio pastorale e l’ecumenismo che ha contraddistinto la vita e la missione di Douayhy.

Il contesto storico e spirituale di Bkerke

Una cerimonia di grande significato

La Messa di beatificazione si è svolta a Bkerke, una località significativa per la Chiesa maronita, situata lungo la riviera di Jounieh. Questo onore viene riservato a coloro che hanno dimostrato virtù eroiche o un’inconfondibile carità pastorale. L’evento si è svolto alla presenza di un ampio numero di fedeli, evidenziando l’attaccamento della comunità maronita alle proprie tradizioni e alla figura del patriarca.

La figura di Stefano Douayhy

Stefano Douayhy nacque il 2 agosto 1630 a Ehden e venne proclamato venerabile nel 2008 da Papa Benedetto XVI. La sua vita è da sempre stata caratterizzata da un forte impegno nei confronti della Chiesa, accentuato da un’operazione di dialogo ecumenico e un’interazione costante con le diverse confessioni cristiane e con l’Islam. Durante la celebrazione, il cardinale Semeraro ha descritto Douayhy come un “buon pastore” che ha costantemente ricordato la missione di Cristo: proteggere e far crescere il proprio gregge.

Un servizio duraturo alla comunità maronita

Oltre tre decenni di guida spirituale

Mentre molti potrebbero considerare un privilegio la posizione di patriarca, la vita di Douayhy è stata tutt’altro che serena. Ha guidato la Chiesa maronita per oltre trenta anni, attraversando periodi di grande instabilità interna e persecuzioni esterne. Come evidenziato dal cardinale Semeraro, Douayhy non ha vissuto “un solo giorno tranquillo”, dovendo frequentemente ripararsi in luoghi sicuri, dimostrando un’intensa dedizione al bene del popolo maronita.

Resilienza e dedizione

La resilienza di Douayhy è stata messa in risalto durante la cerimonia. Le sue azioni e la sua determinazione a resistere alle avversità ne hanno fatto un simbolo di speranza per molti. La comunità maronita lo ricorda come un leader che ha sempre cercato di essere al servizio del bene comune, contrapposto a figure che, al contrario, hanno cercato la propria convenienza personale.

L’impegno sociale e intellettuale di Douayhy

Un pastore attento ai più deboli

Douayhy non è stato solo un leader spirituale, ma anche un intellettuale attento ai problemi sociali. Il patriarca ha dedicato molta della sua vita all’assistenza dei meno fortunati, incarnando l’ideale del buono pastore descritto nel Vangelo. Ha posto l’accento sulla necessità di alleviare la sofferenza altrui, un principio che lo ha guidato in ogni sua azione.

Diplomazia e sensibilità

Un importante esempio della sua diplomaticità è rappresentato da una lettera indirizzata al re di Francia Luigi XIV. In questa missiva, Douayhy delineò le sofferenze della sua gente, chiedendo protezione per il suo popolo. Questa azione non solo testimoniava la sua grande sensibilità, ma anche un approccio umile e rispettoso nei confronti delle autorità di diverse nazioni.

La celebrazione della beatificazione di Stefano Douayhy non si limita a commemorare un singolo individuo ma riflette una tradizione viva che continua a guidare la comunità maronita e stimola il dialogo ecumenico nel contesto socio-religioso attuale.

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