Il 26 luglio 2023 segna il quinto anniversario della morte del cardinale Jaime Ortega y Alamino, una figura carismatica e influente nella Chiesa cattolica cubana. Arcivescovo di San Cristóbal de La Habana per 35 anni e cardinale per 25, Ortega ha avuto un impatto significativo sulla vita religiosa e sociale del Paese, segnando la sua epoca con una visione pastorale innovativa e un forte legame con il Vaticano.
Un pontefice di dialogo e collaborazione
Rapporti con i Papi
Il cardinale Ortega aveva una rara caratteristica: essere l’unico arcivescovo metropolita ad aver accolto tre Papi nella sua arcidiocesi. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco hanno tutti avuto occasione di visitare Cuba sotto la guida di Ortega. Ogni visita ha rappresentato un momento di grande rilevanza, non solo per la Chiesa locale, ma anche per le relazioni diplomatiche tra Cuba e il resto del mondo. La storica visita di Giovanni Paolo II nel 1998 è stata segnata da eventi che hanno richiamato una grande partecipazione popolare, mentre quelle di Benedetto XVI e Francesco nel 2012 e 2015 hanno ulteriormente rafforzato il legame tra l’arcidiocesi e il Vaticano.
La grande amicizia tra Ortega e Papa Francesco era alimentata da valori comuni: entrambi condividono origini latinoamericane e una forte sensibilità pastorale. Questa affinità ha permesso un dialogo profondo, che si è tradotto in azioni concrete a beneficio dei fedeli cubani. Sotto la guida di Ortega, la Chiesa ha affrontato sfide significative e ha lavorato instancabilmente per migliorare le condizioni di vita spirituale e sociale della popolazione.
Un approccio pastorale innovativo
Ortega ha dedicato gran parte del suo ministero all’evangelizzazione e alla formazione dei laici. Ha sostenuto con passione l’educazione religiosa dei giovani, promuovendo l’apertura di nuove parrocchie e l’assistenza ai più poveri attraverso la creazione di Caritas Cuba, che ha avuto un ruolo centrale nel sostenere i bisognosi. La sua capacità di dialogo ha rafforzato la presenza della Chiesa cattolica, faticosamente mantenuta in un contesto spesso caratterizzato da restrizioni e difficoltà.
Nonostante le avversità, Ortega ha saputo mantenere viva la speranza tra i fedeli, incentivando un’azione pastorale inclusiva e attenta alle necessità della comunità. La sua presenza si è fatta sentire anche nel campo culturale, così come evidenziato dalla sua spinta alla creazione di un bollettino mensile dell’arcidiocesi, “Aquí la Iglesia”, il quale ha contribuito a fare di più della voce della Chiesa cattolica cubana.
Le origini e il percorso di vita di un leader religioso
Dall’infanzia alla vocazione sacerdotale
Jaime Lucas Ortega y Alamino è nato il 18 ottobre 1936 a Jagüey Grande, una località nella diocesi di Matanzas. Fin dalla giovane età, ha mostrato una spiccata inclinazione verso il sacerdozio. A soli 15 anni, ha deciso di intraprendere un percorso di formazione presso il seminario diocesano, dove ha trascorso gli anni formativi che lo avrebbero portato all’ordinazione sacerdotale nel 1964. Come vicario a Cárdenas, ha dovuto affrontare le difficoltà tipiche di un Paese che stava vivendo profondi cambiamenti politici e sociali.
Durante i suoi primi anni di sacerdozio, Ortega è stato arrestato e imprigionato per otto mesi a causa di attività religiose non autorizzate. Questa esperienza ha consolidato la sua determinazione a servire la Chiesa, portandolo a una carriera ecclesiastica che lo avrebbe visto crescere in responsabilità nel tempo. Il suo lavoro come parroco e presidente della Commissione diocesana di catechesi ha contribuito a far crescere una comunità ecclesiale forte, impegnata nella formazione e nell’educazione religiosa dei giovani.
Promozione e innovazione
Nel 1979, Ortega è stato consacrato vescovo di Pinar del Río da Papa Giovanni Paolo II, un simbolo del riconoscimento della sua dedizione e del suo impegno fervente. Due anni dopo, è stato promosso ad arcivescovo di San Cristóbal de La Habana, dove ha portato avanti un progetto di rinascita della Chiesa cubana. Durante il suo lungo ministero, ha affrontato le sfide di una presenza sacerdotale limitata, ridisegnando l’educazione del clero e formandone di nuovi attraverso il seminario interdiocesano.
La costruzione di oltre 40 nuove chiese e la ristrutturazione di strutture esistenti hanno rappresentato un altro aspetto del suo operato. La benedizione della prima pietra del seminario interdiocesano da parte di Giovanni Paolo II sulla Plaza de la Revolución simboleggiava la visione di Ortega per una Chiesa viva e attiva nel contesto cubano.
Un’eredità che vive oggi
Riconoscimenti e legato alla cultura
Il cardinale Ortega ha lasciato un’importante eredità anche nel campo della cultura. Nel 2011, ha avviato il Centro culturale “Padre Félix Varela”, destinato alla formazione del laicato. Questo spazio rappresenta un punto di riferimento per i giovani cubani, promuovendo un dialogo tra fede e cultura. Nel corso degli anni, Ortega ha ricevuto numerosi riconoscimenti in seguito al suo impegno per l’evangelizzazione della cultura, inclusa la medaglia “Carlos Manuel de Céspedes” che gli è stata consegnata solo poche settimane prima della sua scomparsa.
Ortega non era solo un leader religioso, ma un uomo di cultura e dialogo, sempre attento ai problemi sociali. La sua visione di una “Chiesa povera ma non depressa” rifletteva il suo desiderio di un’apostolato attivo, impegnato e fedele al messaggio cristiano. Oggi, dopo cinque anni dalla sua morte, la sua impronta è ancora palpabile nella comunità cattolica cubana e nel modo in cui la Chiesa vive e si esprime nel Paese.