Condanna all'Asl di Latina per negligenza medica: la morte di un giovane segna un caso di giustizia

Condanna all’Asl di Latina per negligenza medica: la morte di un giovane segna un caso di giustizia

Il tribunale di Roma condanna l’Asl di Latina per negligenza medica nella morte di un 35enne, sottolineando la responsabilità delle istituzioni sanitarie e il diritto a diagnosi tempestive.
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Condanna all'Asl di Latina per negligenza medica: la morte di un giovane segna un caso di giustizia - Gaeta.it

La recente sentenza del tribunale di Roma ha rinnovato l’attenzione sulla responsabilità medica, dopo una battaglia legale di sette anni che ha coinvolto l’Asl di Latina per la morte di un 35enne di Terracina. La vicenda risale al luglio 2016, quando il giovane si era presentato presso l’ospedale Fiorini, mostrando sintomi chiari di una grave infezione che, secondo i medici del tribunale, era stata trascurata. La sentenza rappresenta un importante precedente giuridico sui diritti dei pazienti e sulle responsabilità delle istituzioni sanitarie.

Gli eventi che hanno portato alla tragedia

Nel luglio 2016, il giovane di Terracina si era rivolto al pronto soccorso dell’ospedale Fiorini, lamentando sintomi che avrebbero dovuto allarmare il personale medico. Nonostante i segni evidenti, la diagnosi di endocardite infettiva è stata trascurata, il che ha portato a un ricovero di nove giorni, senza un trattamento adeguato. Dopo questo periodo, il paziente è stato trasferito d’urgenza all’ospedale San Camillo, dove purtroppo era già troppo tardi. Il ritardo nel riconoscere la gravità della condizione ha causato la morte del giovane, un fatto che ha profondamente colpito la famiglia e l’intera comunità.

La sentenza e il giudizio dei periti

Il tribunale di Roma ha ritenuto che il giovane avrebbe potuto salvarsi se i medici avessero valutato attentamente i segni e i sintomi fin dal primo accesso. La sentenza n. 5007, emessa il 2 aprile 2025 dal giudice Egidio, ha messo in luce un aspetto critico: le conclusioni dei periti non convincevano. Nonostante riconoscessero un ritardo nella diagnosi, affermavano che il giovane sarebbe comunque morto. Tuttavia, il giudice ha rigettato questa idea, affermando che è stato dimostrato come il 35enne avesse diritto a opportunità di sopravvivenza, anche se uguale al 30%. Questo aspetto, per il tribunale, era già sufficiente per affermare la responsabilità delle strutture sanitarie coinvolte.

Il ruolo degli avvocati e l’importanza della giustizia

L’avvocato Renato Mattarelli, che ha rappresentato la famiglia, ha lavorato instancabilmente per far valere i diritti del giovane. È riuscito a far rimuovere il primo collegio di periti, dei quali ha dimostrato la carenza di risposte a specifiche critiche medico-legali, proponendo quindi un nuovo gruppo di esperti che ha evidenziato le mancanze della gestione clinica. La dedizione dell’avvocato ha contribuito a porre l’accento su questioni di pregiudizio nel trattamento del paziente; infatti, il giovane era un ex tossicodipendente e questo, secondo le osservazioni dell’avvocato, ha influito sulla percezione del caso da parte del personale medico.

Il giudice ha accolto questa richiesta, stabilendo che la vita del giovane era stata compromessa da una serie di errori medici e che la condanna all’Asl di Latina e al San Camillo era giustificata. Come risultato, la famiglia del 35enne ha ricevuto un risarcimento iniziale di circa 250mila euro, con la possibilità di ulteriori componimenti a seguito di richieste di maggiore risarcimento.

Le prospettive future e l’appello

Nonostante il riconoscimento della giustizia, l’avvocato Mattarelli non esclude l’idea di un appello. La sentenza, sebbene rappresenti una vittoria importante per la famiglia, non mette fine alla lotta contro la negligenza medica e il pregiudizio nei confronti dei pazienti vulnerabili. Il caso ha acceso un dibattito più ampio sulle pratiche sanitarie e sull’importanza di garantire una diagnosi tempestiva e accurata. La comunità di Terracina si è unita intorno alla famiglia, sottolineando la necessità di cambiare il sistema sanitario per evitare che simili tragedie possano ripetersi in futuro. In questo contesto, la sentenza rappresenta un passo verso la responsabilità, ma la battaglia per un’assistenza medica giusta e accessibile continua.

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