Congelamento dei fondi Usaid: rischi e opportunità per la cooperazione internazionale

Congelamento dei fondi Usaid: rischi e opportunità per la cooperazione internazionale

Il congelamento dei fondi Usaid da parte di Trump provoca una crisi nella cooperazione internazionale, minacciando progetti umanitari e lo sviluppo globale, con gravi ripercussioni sul Terzo settore italiano.
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Congelamento dei fondi Usaid: rischi e opportunità per la cooperazione internazionale - Gaeta.it

La recente decisione di Donald Trump di congelare i fondi Usaid per un periodo di 90 giorni ha scatenato una crisi senza precedenti all’interno del sistema di cooperazione internazionale. Questo blocco colpisce non solo le operazioni delle ONG e delle organizzazioni umanitarie, ma mette a serio rischio anche l’uscita da situazioni di emergenza per le popolazioni vulnerabili, come quelle nei campi profughi. In questo contesto complesso, è fondamentale analizzare le conseguenze che questo congelamento ha sulla comunità globale e, in particolare, sul Terzo settore italiano. Di seguito, esamineremo le implicazioni dirette e indirette di questa situazione.

Rischi del congelamento dei fondi Usaid sulla cooperazione internazionale

La decisione di fermare i fondi rappresenta una frattura significativa nella catena di finanziamenti che supportano progetti di sviluppo in tutto il mondo. Attualmente, si stima che gli Stati Uniti abbiano bloccato circa 60 miliardi di dollari su un totale di 230 miliardi destinati alla cooperazione globale. Questa sospensione di fondi si riflette in un andamento già critico delle politiche internazionali, con effetti devastanti sulle azioni in programmi di salute, educazione e alimentazione.

Di particolare preoccupazione sono i paesi più colpiti da emergenze umanitarie, come ad esempio gli Stati che ospitano rifugiati Rohingya in Bangladesh. Qui, le organizzazioni locali e internazionali affidano di frequente la loro operatività a finanziamenti Usaid, essenziali per la fornitura di beni e servizi. Senza il supporto di questi fondi, c’è il rischio che progressi faticosamente ottenuti possano dissolversi, lasciando milioni di persone senza accesso alle necessarie risorse di base. Oltre ai fondi diretti, il congelamento incide anche sulle risorse allocate da altre istituzioni, come le Nazioni Unite e la Banca Mondiale. Ciò pregiudica ancor di più le possibilità di raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile previsti per il 2030, specialmente riguardo ai cambiamenti climatici e alle disparità socio-economiche.

Impatto del congelamento sui progetti umanitari del Terzo settore italiano

All’interno del Terzo settore italiano, la situazione è parimenti drammatica. Al momento, si sta effettuando una raccolta di dati per comprendere appieno l’impatto di questa sospensione. Le organizzazioni di volontariato che operano all’estero potrebbero subire danni diretti a causa di finanziamenti Usaid non rinnovati. Tuttavia, il dolore si fa sentire anche a livello indiretto, con tantissime realtà che collaborano con partner americani o che ricevono fondi tramite programmi di altre agenzie internazionali.

In particolare, il sostegno statunitense alla società civile è stato storicamente significativo: l’ultimo triennio ha visto una contribuzione di circa 10 miliardi di dollari a programmi di sviluppo. Altre organizzazioni, tra cui ActionAid, segnalano che in alcuni paesi, come l’Etiopia, la situazione è divenuta insostenibile a seguito di questo congelamento. L’ansia per il futuro è palpabile, soprattutto considerando gli eventi in Ucraina, dove la cooperazione italiana ha trovato terreno fertile pur tra scenari complessi e in continua evoluzione.

Le sfide dell’obiettivo del 0,7% del Pil per aiuti internazionali

In Europa e, per estensione, in Italia, le spese militari hanno visto un incremento notevole mentre si assiste a un arretramento rispetto all’obiettivo di contribuire con lo 0,7% del Prodotto Interno Lordo agli aiuti per lo sviluppo. Gli Stati Uniti, in questa fase, non seguono tale traguardo ma esercitano una posizione dominante e storicamente hanno rappresentato i più grandi finanziatori a livello globale. Diminuire il loro rubinetto di aiuti implica una pressione ulteriore sugli altri paesi, in quanto risorse per situazioni di emergenza non commerciali diventano imprescindibili.

Purtroppo, oltre alla questione dei fondi, i contesti ambientale e di deBITO rimangono in stallo, portando a una maggior complessità nella realizzazione di obiettivi unanimemente accettati e dovuti. La mancanza di un attore così influente come gli Usa trasforma le aspirazioni e i piani in grandi seri interrogativi riguardo alla loro attuazione.

Possibili soluzioni per affrontare le difficoltà

Il congelamento dei fondi Usaid può aver creato uno spazio vuoto nella cooperazione internazionale, ma apre anche la porta a nuove opportunità per altri paesi e attori, come la Cina, che sta incrementando la sua presenza in Africa e in altre regioni. Questo può servire da monito per la società civile, invitando a formare una rete di solidarietà e pratiche cooperative innovative. È cruciale che il Terzo settore si mobiliti e continui a sostenere un sistema multilaterale equilibrato e inclusivo.

Di fronte a questa crisi, l’Unione Europea ha il dovere di cercare nuove forme di finanziamento che possano compensare il blocco statunitense. La proposta di escludere le spese per la cooperazione dallo stretto vincolo fiscale rappresenta un’opportunità da cogliere per garantire la stabilità e la pace a livello globale. Ogni nuovo passo deve essere concepito come un investimento non solo per il benessere di altre nazioni, ma anche come garanzia per la sicurezza e la pace nell’Unione Europea stessa.

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