Dazi americani sullo shipping: rischio di 52 miliardi per l'industria marittima italiana

Dazi americani sullo shipping: rischio di 52 miliardi per l’industria marittima italiana

L’analisi del Centro Studi di Confitarma avverte che i dazi americani potrebbero gravare sullo shipping italiano con costi fino a 52 miliardi di dollari, minacciando la competitività e i consumatori.
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Dazi americani sullo shipping: rischio di 52 miliardi per l'industria marittima italiana - Gaeta.it

Un’analisi recente del Centro Studi di Confitarma ha messo in luce le conseguenze che i dazi americani potrebbero avere sul settore dello shipping italiano. Lo studio, pubblicato in risposta a un’indagine dell’Office of the United States Trade Representative , evidenzia potenziali sovraccosti da 52 miliardi di dollari. La questione è stata sollevata in un contesto che coinvolge le politiche commerciali cinesi e il loro impatto sul commercio globale, in particolare quello tra Stati Uniti e Italia.

Dettagli sui dazi statunitensi

Secondo le informazioni fornite dall’analisi, l’USTR ha proposto misure che includerebbero dazi fino a 1,5 milioni di dollari per ogni scalo negli Stati Uniti di navi costruite in Cina o gestite da operatori con commesse in cantieri cinesi. Questa politica mira a penalizzare gli scambi con la Cina, ma le conseguenze potrebbero ricadere pesantemente anche su altre nazioni, in particolare l’Italia. Le simulazioni evidenziano un aumento significativo dei costi portuali, stimati in 52 miliardi di dollari, con potenziali ripercussioni sulla competitività dell’industria marittima e manifatturiera europea.

Gli Usa: un partner commerciale cruciale

Gli Stati Uniti rappresentano un mercato strategico per l’Italia, risultando il primo destinatario delle esportazioni italiane al di fuori dell’Unione Europea. Nel 2021, le esportazioni verso gli Usa hanno raggiunto oltre 63 miliardi di euro, con più del 60% delle merci trasportate via mare. Inoltre, gli Stati Uniti sono il secondo fornitore di importazioni per l’Italia, con quasi 26 miliardi di euro di prodotti, il 45% dei quali arriva via mare. La sostanza di queste relazioni commerciali mette in evidenza la vulnerabilità dell’industria dello shipping italiano di fronte a tali nuovi dazi.

Impatti sulla flotta italiana e sulle tipologie di nave

L’analisi ha inoltre esaminato la composizione della flotta italiana, rivelando che oltre il 17% delle navi sono costruite in Cina. Questo dato sale a ben l’84% se si considerano solo le nuove costruzioni assegnate a cantieri cinesi e in consegna entro il 2028. Tra le tipologie di naviglio più esposte ai dazi americani, figurano le navi da carico secco, seguite da traghetti, chimichiere e petroliere. La struttura della flotta italiana e le sue dipendenze da fornitori cinesi pongono interrogativi seri su come il settore possa affrontare le ripercussioni di queste misure.

Effetti sui consumatori e sul mercato

Lo studio del Centro Studi di Confitarma evidenzia anche le possibili ripercussioni sui consumatori, sia americani che europei. La domanda di importazioni negli Stati Uniti potrebbe subire effetti negativi a causa dell’aumento dei costi legati ai dazi e della conseguente modifica della dinamica di mercato. Questo impatto si traduce in un potenziale aumento dei prezzi per i consumatori, che potrebbero trovarsi a pagare di più per beni e servizi. I danni non si limiteranno dunque solo al mercato marittimo, ma si estenderanno anche all’intera economia, influenzando le filiere e, in ultima analisi, il portafoglio dei cittadini.

L’analisi condotta dal Centro Studi di Confitarma pone quindi interrogativi importanti su come l’industria dello shipping italiano possa prepararsi a queste sfide e quali strategie potrebbero essere necessarie per affrontare un panorama commerciale in evoluzione, reso ancora più complesso da tensioni internazionali.

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