Le recenti decisioni sulla politica commerciale degli Stati Uniti, con l’introduzione di dazi del 25%, stanno generando preoccupazioni significative tra le imprese marchigiane. Questi provvedimenti, volti a proteggere il mercato interno americano, potrebbero influire negativamente su settori vitali per l’economia regionale, creando un effetto domino anche tra i subfornitori, che spesso operano a stretto contatto con la filiera europea. Diego Mingarelli, presidente di Confindustria Ancona, ha sollevato la questione, sottolineando che l’impatto sui Pil locale potrebbe arrivare a 98 milioni di euro nel 2025 e 123 milioni nel 2026.
Impatti economici sui settori strategici
Lo studio realizzato dall’Università di Macerata evidenzia un quadro allarmante per l’economia marchigiana, colpita da un calo delle esportazioni in diversi ambiti. Tra i settori più vulnerabili c’è quello dell’automotive, che è cruciale per la provincia di Ancona. Attualmente, il comparto conta più di novanta aziende, per un totale di oltre seimila dipendenti e un fatturato collettivo superiore a 1,7 miliardi di euro. Di questo, il 64% è rappresentato da subfornitori generalisti, i quali si trovano nella situazione di dover affrontare le conseguenze dirette di una diminuzione della domanda estera.
Mingarelli, esprimendo la sua preoccupazione, ha sottolineato che i dazi non rappresentano solo un colpo al fatturato, bensì una minaccia alla stabilità dell’intero tessuto produttivo locale. L’azzeramento delle esportazioni, in un contesto già segnato da difficoltà e transizioni complesse, potrebbe portare a perdita di posti di lavoro. Ciò configurerebbe un problema non solo per le aziende coinvolte, ma per l’intera comunità marchigiana.
Le richieste di Confindustria Ancona
Di fronte a una situazione così sfavorevole, Mingarelli ha esortato le autorità a rispondere in modo tempestivo e deciso. Una delle sue proposte chiave è il rafforzamento del mercato interno europeo, con l’eliminazione delle barriere protezionistiche ancora presenti. Tali barriere includono differenze nei sistemi di certificazione, nella legislazione fiscale e ambientale, così come nelle pratiche di giustizia civile tra i vari Paesi dell’Unione.
Il presidente di Confindustria Ancona ha fatto appello a una strategia collettiva, capace di unire le forze dei Paesi europei per affrontare insieme le sfide poste dalla politica commerciale degli Stati Uniti. Senza una reazione unitaria, il rischio è quello di vedere il declino di un intero sistema produttivo che, al momento, sta già lottando per mantenere la propria competitività.
La necessità di diversificazione e apertura a nuovi mercati
Parallelamente, Mingarelli ha sottolineato l’importanza della diversificazione e del riposizionamento verso mercati alternativi ai tradizionali. È essenziale che anche le aziende meno esperte nell’esportazione ricevano supporto per trovare una proiezione internazionale e ampliare il proprio raggio d’azione. Solo così sarà possibile rinnovare l’export e riaccendere il motore economico della regione.
Attraverso strategie concrete e investimenti in innovazione e sviluppo, le marchigiane potrebbero non solo limitare i danni dei dazi, ma anche costruire un futuro più resiliente e diversificato. L’associazione degli industriali ha quindi avviato iniziative volte a offrire assistenza alle aziende locali, per favorire un approccio integrato e creare sinergie tra imprese e istituzioni. Solo collaborando, sarà possibile affrontare le sfide attuali e proteggere l’occupazione e la crescita economica in questo periodo di incertezze globali.