Le recenti decisioni dell’amministrazione americana riguardo ai dazi sul vino hanno fatto scattare allerta tra i produttori italiani. Con una tariffa del 20% su molte delle esportazioni di vino verso gli Stati Uniti, il mercato italiano prevede di tagliare i propri ricavi annuali di ben 323 milioni di euro. Questi dati, esportati dall’Unione Italiana Vini , mettono a rischio la sopravvivenza di molte aziende del settore. A fronte di un mercato che nel 2024 ha prodotto un valore di 1,94 miliardi di euro, la situazione si fa critica e necessita di un intervento collettivo per affrontare un potenziale crollo.
Gli effetti diretti dei dazi sul mercato vinicolo
Il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi, ha evidenziato come i dazi americani potrebbero mettere in crisi non solo i produttori ma l’intera filiera vitivinicola italiana. Stando alle affermazioni di Frescobaldi, il 76% delle 480 milioni di bottiglie italiane esportate verso gli Usa si trova in zone di “esposizione rossa,” ovvero quelle più vulnerabili agli effetti delle nuove tariffe. Le varietà più colpite includono il Moscato d’Asti, con un’esposizione del 60%, seguito dal Pinot grigio al 48% e dal Chianti Classico al 46%. Queste percentuali suggeriscono che alcuni dei più pregiati vini italiani potrebbero subire una contrazione significativa del mercato.
In totale, i dati indicano che ben 364 milioni di bottiglie, valutate oltre 1,3 miliardi di euro, potrebbero essere danneggiate. Un colpo notevole per un settore già provato da difficoltà precedenti e dalla competizione crescente. Frescobaldi ha sottolineato la necessità di un accordo con gli alleati commerciali d’oltreoceano per condividere l’onere economico, evitando di riversarlo sui consumatori.
Allerta da parte di Federvini: danni all’export italiano
Federvini, che rappresenta i produttori e i distributori italiani di vini e liquori, ha espresso forte preoccupazione per le conseguenze di queste tariffe. La federazione ha dichiarato che questa misura rappresenta un grave passo indietro per il libero scambio internazionale e danneggia pesantemente le interazioni commerciali tra Europa e Stati Uniti. Il mercato dei vini, spiriti e aceti italiani ha un valore superiore a 2 miliardi di euro sulle esportazioni verso gli Stati Uniti, impattando direttamente circa 40.000 imprese e 450.000 posti di lavoro in Italia.
Inoltre, i dazi colpiranno non solo i produttori italiani, ma anche i consumatori americani e molte aziende statunitensi coinvolte nella distribuzione. L’aumento dei prezzi colpirà infatti l’intera catena commerciale del vino, per cui Micaela Pallini, presidente di Federvini, ha avvertito che una simile decisione rappresenta una minaccia diretta al mercato e alle piccole e medie imprese.
La reazione delle cooperative e la strategia per il futuro
Le cooperative italiane, attraverso Confcooperative Fedagripesca, hanno messo in evidenza l’urgenza di considerare contromisure adeguate ai dazi. Raffaele Drei, presidente dell’organizzazione, ha sottolineato come il mercato statunitense rappresenti circa il 30% dell’export vitivinicolo italiano. Con un fatturato di oltre 570 milioni di euro, è evidente quanto questo segmento sia vitale per l’economia. L’aumento dei dazi imposti al vino, oltre a quelli sui formaggi, potrebbe generare serie difficoltà alle cooperative.
Drei ha fatto appello per un rafforzamento delle strategie di promozione e investimento in nuovi mercati, inclusi quelli in Asia e Sud America. L’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercosur assume quindi un’importanza cruciale, poiché potrebbe aprire opportunità significative per le esportazioni italiane.
Critiche e opportunità per il Parmigiano Reggiano
Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, ha definito “assurdo” colpire un prodotto di nicchia come il Parmigiano per proteggere l’economia americana. Il suo valore internazionale non è paragonabile a quello dei formaggi prodotti negli Stati Uniti, ha chiarito, sostenendo che i dazi elevati non fanno altro che aumentare i costi per i consumatori americani. Con l’aumento della tariffa dal 15% al 35%, Bertinelli sta già pianificando azioni per negoziare l’impatto di questi dazi, mantenendo alta la domanda nel mercato americano.
Nuove strategie contro l’inasprimento delle tariffe
Nonostante la situazione critica, il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi, ha invitato a non restare con le mani in mano di fronte a questi cambiamenti. Ha sottolineato la necessità di diversificare i mercati, guardando oltre gli Stati Uniti e investendo in nuove opportunità in Sud America e Asia. La rapida attuazione dell’accordo con il Mercosur potrebbe rivelarsi decisiva per il rilancio del vino italiano.
Rimanere lucidi e pronti a ristrutturare la strategia commerciale sarà cruciale per il futuro dell’industria vinicola italiana, in un contesto internazionale in cui le sfide si moltiplicano.