Discriminazione sul posto di lavoro: il 50% delle persone segnala esperienze negative nei colloqui

Discriminazione sul posto di lavoro: il 50% delle persone segnala esperienze negative nei colloqui

Un sondaggio nel Regno Unito rivela che il 50% degli intervistati ha subito discriminazioni sul lavoro, con un impatto significativo su donne, giovani e persone con disabilità.
Discriminazione sul posto di l Discriminazione sul posto di l
Discriminazione sul posto di lavoro: il 50% delle persone segnala esperienze negative nei colloqui - Gaeta.it

Un recente sondaggio condotto nel Regno Unito ha messo in luce definizioni preoccupanti in merito alla discriminazione durante il processo di selezione e sul posto di lavoro. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista People Management, su un campione di 4.000 adulti, il 50% degli intervistati ha dichiarato di aver subito discriminazioni, con un’incidenza significativamente più alta tra le donne. Le osservazioni su queste problematiche offrono un’analisi importante su come la discriminazione possa compromettere le opportunità lavorative, limitando non solo il benessere dei singoli, ma anche il potenziale complessivo delle aziende.

Le diverse forme di discriminazione

Il sondaggio ha rivelato che tra le varie forme di discriminazione, l’ageismo risulta la più allarmante. Circa il 15% degli intervistati ha esposto la propria frustrazione nell’essere escluso da opportunità lavorative a causa della propria età. Fattori discriminatori legati all’età hanno colpito il 19% delle persone durante la loro carriera. Un altro gruppo vulnerabile evidenziato nel sondaggio è quello dei genitori e dei caregiver; quasi un terzo degli intervistati con responsabilità familiari ha segnalato di aver subìto discriminazioni riguardanti il proprio ruolo.

Disaggregando ulteriormente i dati, emerge che il 57% degli intervistati di età compresa tra 18 e 34 anni ha riportato esperienze di discriminazione sul lavoro, con una percentuale ancora più elevata tra coloro che hanno affrontato discriminazioni nei colloqui. Per gli individui sopra i 35 anni, la situazione sembra meno critica, con solo il 31% che riporta esperienze del genere, ma il dato resta preoccupante.

Cristina Danelatos, membro del consiglio di amministrazione di Zeta Service, azienda italiana specializzata in risorse umane, ha poi sottolineato l’impatto negativo della discriminazione sulle aziende stesse, affermando che ostacola il prospettivo di assunzione di talenti che possono apportare diversità e innovazione.

La discriminazione nelle selezioni per disabilità

Guardando a un’analisi più ampia, un altro sondaggio condotto da Hrbrew.com ha evidenziato le esperienze di individui con disabilità nel mercato del lavoro. Tra più di 2.000 partecipanti, il 25% ha dichiarato che la loro condizione di disabilità ha ostacolato i processi di selezione. Ben il 37% ha avuto difficoltà nel comprendere se le descrizioni di lavoro corrispondessero alle loro esigenze, mentre un terzo non si sente a proprio agio nel rivelare la propria disabilità durante la ricerca di un impiego. Questi fattori sollevano interrogativi sul livello di inclusione offerto dalle aziende.

Un’ulteriore ricerca condotta da università britanniche ha mostrato il fattore discriminatorio presente nei colloqui. In un esperimento che ha coinvolto l’invio di candidature per posti di lavoro, due gruppi, uno di candidati disabili e uno di candidati senza disabilità, hanno mostrato un notevole divario: i candidati disabili hanno ottenuto un tasso di recall inferiore del 15%. Le ingiustizie erano più pronunciate nel settore della contabilità, dove il ruolo di assistente finanziario ha mostrato un divario evidente del 21%. Persino nel lavoro da remoto, i dati non indicano miglioramenti significativi, destando preoccupazioni sulla reale efficacia del lavoro a distanza nel contrastare le ingiustizie.

Strategie per affrontare il problema

Per affrontare queste problematiche, è fondamentale che le aziende adottino strategie che promuovano un ambiente di lavoro più inclusivo e diversificato. Collaborare con partner esperti nella selezione delle risorse umane può essere un modo efficace per perseguire questo obiettivo. Cristina Danelatos ha nuovamente enfatizzato l’importanza di canali e strumenti alternativi che possano realmente portare a risultati significativi nella ricerca di talenti. Le aziende dovrebbero ascoltare team di professionisti con esperienza nella talent acquisition in modo da valutare al meglio le competenze e i desideri dei candidati senza farli sentire giudicati per fattori esterni al loro talento.

Creare un contesto lavorativo in cui ogni individuo si senta valorizzato è cruciale. Pertanto, è necessario un impegno chiaro nel migliorare tutti i processi di assunzione e nei meccanismi interni, affinchè l’inclusione diventi parte integrante della cultura aziendale. La volontà di evolversi deve veder coinvolti tanto i candidati quanto le organizzazioni alla ricerca di nuovi talenti, affinché entrambi possano beneficiare di un ambiente più equo e rispettoso.

Change privacy settings
×