Fabio Folgheraiter: gli anziani come maestri di vita contro la cultura dello scarto

Fabio Folgheraiter: gli anziani come maestri di vita contro la cultura dello scarto

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Fabio Folgheraiter: gli anziani come maestri di vita contro la cultura dello scarto - Gaeta.it

Nella discussione attuale sulla cura degli anziani e delle persone con disabilità, emerge un tema cruciale: il rispetto e l’apprezzamento per gli individui fragili come fonte di saggezza piuttosto che mero oggetto di pietà. Fabio Folgheraiter, esperto in dottrina sociale della Chiesa, offre un contributo significativo per superare l’atteggiamento ambivalente della società verso queste persone, evidenziando la cultura dello scarto denunciata da Papa Francesco e ponendo l’accento sul paradigma relazionale come strumento efficace per contrastarla.

cultura dello scarto: un’analisi critica

L’atteggiamento ambivalente della società

Il termine “cultura dello scarto” rappresenta un concetto ampio e preoccupante che si riferisce alla tendenza della società a considerare alcune vite, in particolare quelle degli anziani e delle persone con disabilità, come meno preziose. Questo atteggiamento, che si manifesta in un apparente sostegno “a parole“, spesso nasconde sentimenti di pietà o disprezzo, creando una gap tra ciò che si dice e ciò che si fa. Secondo Folgheraiter, questo paradosso non riguarda solo il pubblico ma tocca anche chi svolge professioni di cura, come operatori sociosanitari e familiari, i quali, sebbene agiscano con buone intenzioni, possono finire per cadere nella “trappola del disprezzo“.

Le mentalità inconsce in gioco

Il dibattito sul valore delle vite fragili si articola attorno a due mentalità dominanti: quella liberista e quella welfarista. La prima propone una logica di “invecchiamento attivo“, suggerendo che solo gli anziani in buona salute meritino rispetto, mentre la seconda, sebbene più cauta, ammette che anche coloro che versano in una condizione di debolezza hanno diritto a cure e rispetto. Tuttavia, Folgheraiter pone una domanda cruciale: è giusto considerare le vite di chi è più fragile come “ultimi” della società? Desidera spostare l’attenzione da una visione riduzionistica a una più inclusiva, suggerendo che gli anziani possono essere riconosciuti come modelli di vita piuttosto che semplici soggetti da curare.

il paradigma relazionale: un cambio di prospettiva

Dalla cura all’apprendimento reciproco

Folgheraiter propone il paradigma relazionale, concetto sviluppato da Pierpaolo Donati, come una via per superare la cultura dello scarto. Questo modello incoraggia un cambio di prospettiva, invitando a vedere gli anziani non solo come destinatari di cure, ma come maestri di vita. La loro esperienza, soprattutto in momenti di fragilità, può insegnare significative lezioni di umanità e resilienza.

Valori evangelici e principi sociali

In questo contesto, l’insegnamento di Papa Francesco si allinea con le idee di innovatori nei campi della socialità e dell’assistenza. L’approccio relazionale trova risonanza nei valori evangelici che suggeriscono che chi viene considerato uno scarto può invece rappresentare un fondamento per una nuova comprensione delle relazioni umane. Così, in un contesto di cure e assistenza, gli anziani diventano non solo soggetti di assistenza ma veri e propri modelli di accettazione della vita, influenzando la formazione etica e professionale di chi li assiste.

cambiamento di mentalità e sviluppo sociale

Significato della dignità umana

Adottare il paradigma relazionale implica una profonda rivalutazione della dignità umana. Gli anziani, lontani dall’essere percepiti come pesi, diventano fonte di saggezza che, per come precedono le nuove generazioni, offrono insegnamenti vitali su resilienza e umanità. Questa visione non solo sfida le attuali pratiche assistenziali ma richiede anche un ripensamento delle politiche sociali, in modo da garantire che tutti, indipendentemente dalla loro condizione, siano trattati con rispetto.

L’importanza della formazione continua

Per chi opera nel settore sociosanitario, l’integrazione di questo nuovo paradigma nella formazione professionale diventa cruciale. Le istituzioni educative dovrebbero abbracciare questo approccio, formando gli operatori non solo nei dinamismi pratici della cura, ma anche nella comprensione etica e relazionale delle loro interazioni quotidiane con gli anziani. Solo così si potrà realmente promuovere una cultura del rispetto e dell’inclusività, trasformando la società e il benessere collettivo.

Le nuove generazioni di professionisti e volontari sono chiamate a imparare dagli anziani, ricercando in loro non solo storie da ascoltare, ma vere e proprie lezioni di vita.

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