Fabrizio Mancinelli è un musicista trentino che si trova attualmente sotto i riflettori della 97ª edizione degli Academy Awards. Dopo aver sfiorato il prestigioso premio nel 2019 lavorando alla colonna sonora di “Green Book”, quest’anno Mancinelli ha raggiunto un traguardo significativo: il corto ‘Anuja‘, da lui musicato, è stato scelto tra i cinque finalisti per il premio Oscar. Mancinelli, un nome che ha fatto il suo percorso a Hollywood, racconta le sue emozioni e i ricordi che l’hanno guidato fino a questo importante appuntamento.
Un viaggio di 15 anni tra sogni e realtà
Nato nel 1979 in Trentino e cresciuto all’Aquila, Fabrizio Mancinelli ha visto trasformarsi il suo sogno di lavorare nella musica a Hollywood in realtà. Si trasferì negli Stati Uniti poco prima del devastante terremoto che colpì la sua città nel 2009. Ricorda quel periodo come fondamentale per la sua vita. Ha parlato della sua residenza rimasta intatta, con solo una parete crollata che per un soffio non ha segnato in modo tragico il suo destino.
“La mia esperienza a Hollywood è stata un modo per raccogliere i frutti di anni di sacrifici. Ho investito tanto in questo percorso” confida Mancinelli. Quindici anni di lavoro durissimo sono culminati con la prima nomination agli Oscar, un’importante tappa in un cammino pieno di sfide e successi. La sua musica ha trovato spazio in molte produzioni, ma è con ‘Anuja‘ che ha raggiunto un pubblico globale.
L’emozione di partecipare agli Oscar
La cerimonia degli Oscar rappresenta un sogno che si avvera, non solo per Mancinelli, ma anche per gli artisti che hanno contribuito alla riuscita di ‘Anuja‘. “È la mia prima volta a perdere, a volte non ci si crede. La gioia si mescola con un certo nervosismo” spiega, descrivendo l’emozione di fare parte di uno degli eventi più seguiti al mondo. Mancinelli ha ricevuto lo smoking indossato in questa occasione dalla moglie, regalo ricevuto tre anni fa, simbolo di un buon auspicio che ora diventa realtà.
Ogni membro dell’Academy ha la possibilità di partecipare a una lotteria per ottenere un posto alla cerimonia. Mancinelli, non certo sicuro della sua presenza, era già rassegnato a seguire la cerimonia da casa. Inaspettatamente, però, ‘Anuja‘ ha avuto un successo straordinario, garantendogli un biglietto per la serata di premiazione.
‘Anuja‘: il cortometraggio che tocca il cuore
‘Anuja‘ è più di un semplice corto: parla di una bambina di Nuova Delhi con il sogno di poter andare a scuola, piuttosto che trascorrere le giornate a lavorare. La storia ha conquistato il cuore di molti, coadiuvata dalla distribuzione di Netflix e dall’appoggio dell’attrice Mindy Kaling. Mancinelli sottolinea quanto sia stata importante la rete che si è creata attorno alla produzione.
L’entusiasmo del regista Adam J. Graves e della produttrice Suchitra Mattai è contagioso, con Mancinelli che condivide la loro gioia per aver raggiunto la finalissima. “Siamo un gruppo unito” dice, evidenziando come questo sia un progetto che ha preso vita attraverso la collaborazione di talentuosi artisti, impiegati in un contesto di lavoro molto diverso rispetto ai grandi studi di produzione.
La magia della cinquina finale
Essere tra i finalisti per gli Oscar è un onore immenso, un riconoscimento del lavoro dedicato a questo progetto. Mancinelli vive ogni momento come un’occasione unica, capace di portare gioia e significato. La sensazione di essere arrivato a questo punto è indescrivibile e la premiazione è vista non solo come una competizione, ma come una celebrazione dell’arte. L’impegno collettivo e la passione per la musica si riflettono in ogni nota, rendendo ‘Anuja‘ una storia da raccontare e da emozionare.
Con così tanto in gioco e speranze riposte in questa serata, Mancinelli e il suo team affrontano l’esperienza con umiltà, rimanendo aperti a qualsiasi esito. Il percorso intrapreso è un chiaro esempio di dedizione e passione, che risuona attraverso le melodie del suo lavoro e che trova la sua massima espressione in questa unica opportunità.