L’introduzione dei dazi imposti dagli Stati Uniti rappresenta una sfida significativa per i produttori di Lambrusco, che ora si trovano a dover esplorare opportunità in mercati alternativi. Claudio Biondi, presidente del Consorzio tutela del Lambrusco, ha sottolineato come questo scenario possa spingere a cercare consumatori in paesi che fino ad ora hanno mostrato un interesse timido verso il vino. In particolare, il sud-est asiatico emerge come un’area promettente per l’espansione delle vendite.
Mercati alternativi e opportunità di crescita
Biondi ha dichiarato che l’arrivo dei dazi statunitensi potrebbe fungere da stimolo per indirizzare l’attenzione verso mercati meno esplorati, aprendo la strada a nazioni asiatiche. “I produttori di Lambrusco potrebbero trovare opportunità nei paesi asiatici che stanno iniziando a scoprire e apprezzare il vino,” ha affermato. Oltre al sud-est asiatico, anche il Regno Unito rappresenta un’opzione interessante, così come l’emergente segmento dei vini analcolici, che potrebbe attrarre consumatori nei mercati arabi e nelle nuove generazioni.
In questo contesto, i produttori di Lambrusco stanno anche cercando di diversificare le loro offerte. Nuovi prodotti, come lo spumante bianco di Sorbara, potrebbero catturare l’interesse di consumatori al di fuori delle tradizionali aree di mercato, ampliando le possibilità di vendita. Queste scelte strategiche potrebbero rendere il consorzio più competitivo in un panorama vinicolo in continua evoluzione.
La produzione e il mercato del Lambrusco
Il Consorzio tutela del Lambrusco riunisce le Doc di questa pregiata produzione, con un totale di 40 milioni di bottiglie all’anno, cui si aggiungono i 110 milioni del Lambrusco Emilia Igt. In totale, questo porta a una produzione annuale di 150 milioni di bottiglie, di cui il 60% viene esportato, con oltre dieci milioni di bottiglie che raggiungono il mercato statunitense. Questa forte presenza internazionale è fondamentale per il settore, ma l’impatto dei dazi minaccia di compromettere queste vendite.
Biondi ha espresso preoccupazione per il futuro, evidenziando che le guerre commerciali storicamente non hanno giovato a nessuno. “La mia speranza è che l’Unione Europea intraprenda una trattativa con gli Stati Uniti piuttosto che reagire con controdazi,” ha dichiarato. Un aumento dei prezzi, infatti, potrebbe spingere i consumatori americani verso alternative provenienti da altre regioni produttive, come California, Cile e Argentina.
L’impatto sui produttori locali
Il problema dei dazi si riflette in modo particolare sui produttori che non operano in una fascia di prezzo premium, un dato di fatto che colpisce la maggior parte dei produttori di Lambrusco. Circa il 92% della produzione è gestita da cooperative, come nel caso di Biondi, vicepresidente di Cantine Riunite & Civ. “Siamo preoccupati per la situazione e ci stiamo confrontando con i nostri importatori,” ha dichiarato Biondi, aggiungendo che il settore non può permettersi di trasferire l’aumento dei costi derivanti dai dazi sui consumatori finali.
Anche Alberto Notari, presidente dell’associazione Cia Emilia Centro e produttore locale, ha condiviso le sue preoccupazioni. “La nostra produzione, che include l’uva per il Salamino di Santa Croce, sarà colpita – ci sono danni immediati che non possiamo quantificare con precisione. Quando perdi quote di mercato, recuperarle diventa una sfida, anche se i dazi saranno successivamente rimossi,” ha detto Notari.
Le preoccupazioni espresse dai produttori di Lambrusco evidenziano una necessità imminente di adattarsi a un contesto di mercato in rapido cambiamento, mentre si cerca di mantenere la tradizione e l’apprezzamento di questo vino tipico italiano.