La riflessione di Papa Francesco durante l’Angelus della domenica, 11 agosto, ha toccato un tema di grande rilevanza: la difficoltà dei contemporanei di accogliere la figura di Gesù come Messia a causa di rigidità mentali e attaccamenti alle proprie convinzioni. Questo monito si riflette sulla nostra società odierna, invitando ciascuno a una profonda introspezione per ascoltare realmente la voce del Signore.
L’incredulità dei Giudei di fronte a Gesù
La questione della discendenza divina
Nel Vangelo di Giovanni, il capitolo 6, i Giudei si trovano confrontati con le affermazioni di Gesù, il quale afferma di essere “disceso dal cielo”. Questo provoca non poca confusione tra loro, che cominciano a domandarsi: “Come può un figlio di un falegname, conosciuto da tutti, dichiarare di venire dal cielo?” Tale incredulità scaturisce da una visione limitata e da pregiudizi radicati nella loro cultura e formazione. Gli ascoltatori di Gesù faticano a riconoscerlo come il Messia promesso, poiché la loro comprensione di Dio e della divinità è legata a concetti predefiniti e a schemi mentalmente rigidi.
Papa Francesco, nel suo discorso, sottolinea come questi Giudei siano ostacolati sia dai loro preconcetti che dalla presunzione di non avere nulla da imparare da un uomo con origini così umili. La difficoltà nel riconoscere la vera natura di Gesù rappresenta un evidente esempio di quanto possa essere pericoloso fidarsi ciecamente delle proprie convinzioni, a scapito della verità rivelata.
La rigidità della fede
Questo tipo di rigidità non è solo una questione storica, ma si presenta anche nei giorni nostri. Le persone possono facilmente diventare intrappolate in schemi di pensiero che impediscono un dialogo genuino e un’autentica apertura verso gli altri. La rigidità mentale spesso genera distacco e incomunicabilità . “State attenti ai preconcetti e alla presunzione,” avverte Francesco, mettendo in guardia sulla necessità di guardare oltre ciò che si conosce e di aprire il cuore a nuove prospettive.
Osservanza della legge e ricerca di conferma
La legge come strumento di conferma
Francesco mette in evidenza come i Giudei rispettassero scrupolosamente la legge e le tradizioni religiose, senza però permettere che queste pratiche servissero a mettersi in ascolto del Signore. Invece, la loro osservanza era rivolta a cercare conferme delle loro idee preesistenti, piuttosto che ad accogliere il messaggio divino. Questo atteggiamento crea una barriera che li allontana dalla vera esperienza spirituale e dall’incontro con la divinità .
Le pratiche religiose, dunque, diventano un mero esercizio di autoaffermazione, piuttosto che un’occasione per avvicinarsi al mistero di Dio. Contemporaneamente, l’assenza di apertura allo Spirito Santo limita la loro capacità di riconoscere i segni divini presenti anche nei fatti quotidiani.
L’importanza dell’apertura mentale
Il Papa invita a riflettere sulla propria vita di fede: “Cerchiamo da Lui e dagli altri solo una conferma a quello che pensiamo noi, una conferma alle nostre convinzioni?” Una domanda cruciale che mette in luce il rischio di navigare in una spirale di auto-referenzialità , anziché nutrire un vero rapporto con Dio che permetta un continuo rinnovamento e crescita spirituale.
Essere in ascolto: la sfida della fede
La difficoltà dell’ascolto
La parabola dei Giudei serve a riflettere su quanto sia facile chiudersi in sé stessi e rifiutare l’invito a entrare in un dialogo significativo con Dio. Per Francesco, è fondamentale porre attenzione a come viviamo la nostra fede. La domanda centrale è: siamo veramente capaci di metterci in ascolto del Signore? È essenziale superare l’atteggiamento di chiusura e i preconcetti, affinché la preghiera diventi un dialogo profondo e non una semplice enunciazione di richieste.
La fede come apertura a Dio
Papa Francesco conclude affermando che “la fede e la preghiera quando sono vere aprono la mente e il cuore, non li chiudono.” È un invito ad accogliere la voce di Dio, a lasciarsi guidare oltre le paure e le incertezze, per scoprire un legame autentico con il divino. Solo così possiamo affrontare le incertezze e le difficoltà del nostro cammino di fede, sperimentando la presenza di Dio nella nostra vita quotidiana e, allo stesso tempo, trovando conforto e vera comunità .