Il Tar della Calabria respinge il ricorso dell'Aias e conferma la revoca della piscina di Scalea

Il Tar della Calabria respinge il ricorso dell’Aias e conferma la revoca della piscina di Scalea

Il Tar della Calabria conferma la revoca della concessione per la piscina di Scalea all’Aias, evidenziando l’abbandono della struttura e il bisogno di riqualificazione a tutela del bene pubblico.
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Il Tar della Calabria respinge il ricorso dell'Aias e conferma la revoca della piscina di Scalea - Gaeta.it

Il Tribunale amministrativo regionale della Calabria ha confermato la revoca della concessione per la gestione della piscina coperta di Scalea, assegnata all’Associazione italiana per l’assistenza agli spastici di Cetraro. Questa decisione è arrivata dopo l’esame di un ricorso presentato dall’associazione, che contestava la legittimità del provvedimento comunale del gennaio 2024. L’intera vicenda ruota attorno allo stato di abbandono della struttura, che ha subito danni significativi a causa di un evento atmosferico nel 2013.

La storia della piscina comunale di Scalea

Il Comune di Scalea aveva affidato la gestione della piscina coperta all’Aias nel 2012. L’associazione, che si occupa di fornire assistenza e servizi per le persone con disabilità, ha investito risorse proprie per completare e migliorare l’impianto. Purtroppo, nel settembre 2013, una violenta tromba d’aria ha causato il crollo della copertura in acciaio della struttura, interrompendo bruscamente l’attività sportiva e sociale prevista.

Dopo l’incidente, l’Aias ha cercato di ottenere un risarcimento danni dal Comune, ritenendo che il crollo fosse dovuto a un difetto costruttivo. Nonostante le richieste di ripristino della situazione da parte dell’associazione, il Comune non ha fornito riscontri definitivi. Nel gennaio 2024, il Comune, a seguito di una delibera di Giunta, ha deciso di revocare la concessione, motivando il provvedimento con il bisogno di ripristinare l’impianto e garantirne la fruibilità.

La decisione del Tar e i motivi della revoca

L’Aias ha impugnato la delibera di revoca davanti al Tar, sostenendo l’illegittimità della decisione comunale e segnalando presunte irregolarità nei procedimenti. Tuttavia, i giudici amministrativi hanno stabilito che la piscina è un bene del patrimonio indisponibile del Comune. La decisione di revoca è stata interpretata come un esercizio del potere autoritativo da parte dell’amministrazione, necessaria per la tutela del bene pubblico.

Il Tar ha ritenuto le giustificazioni fornite dal Comune “trasparenti e ragionevoli“, sottolineando l’importanza della riqualificazione della piscina e la necessità di affrontare il suo stato di abbandono dopo il crollo. I giudici hanno evidenziato che il pubblico interesse in questo caso giustifica le scelte dell’amministrazione, specialmente in relazione al potenziale di fruizione per la comunità.

Indennizzi e spese legali

Un altro punto sollevato nell’udienza riguardava l’assenza di un indennizzo da parte del Comune nei confronti dell’Aias. Tuttavia, il Tar ha rimarcato che questa mancanza non rappresenta una violazione dell’atto di revoca, affermando che l’associazione può sempre intraprendere azioni legali per richiedere eventuali compensi.

Infine, sui costi legali del procedimento, il Tar ha stabilito di compensare le spese tra le due parti, una decisione non comune ma che riflette le circostanze del caso. L’Aias è stata rappresentata in aula dall’avvocato Feliciana Ferrentino, mentre il Comune di Scalea ha avuto come legale l’avvocato Pietro Adami. L’Agenzia del Demanio per la Calabria era invece patrocinata dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Catanzaro.

Le decisioni del Tar di oggi rappresentano un altro capitolo nella complessa e controversa gestione del patrimonio pubblico a Scalea, e lasciano aperte questioni sulla futura destinazione della piscina e su eventuali responsabilità legali.

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