Sibari, conosciuta come una delle città più influenti della Magna Grecia, ha sempre affascinato storici e archeologi. Recenti ritrovamenti effettuati sotto la direzione dell’ingegnere Nilo Domanico durante un intervento di bonifica idraulica hanno però portato a una revisione delle conoscenze sulla sua storia. Questi nuovi scavi, in un’area vicina al sito archeologico, potrebbero riscrivere il passato di questa leggendaria polis, con scoperte che offrono una nuova visione della sua estensione e della sua distribuzione urbana.
Sibari: un’importante polis della Magna Grecia
Nel cuore della Calabria, tra i fiumi Crati e Coscile, sorgeva Sibari, una delle città più importanti della Magna Grecia, ricca di storia e cultura. Con una popolazione che raggiungeva le 300mila unità, Sibari era ammirata per la sua potenza e il suo sfarzo, descritta da autori antichi come Erodoto e Strabone. La città aveva una vita vibrante, con tradizioni culinarie raffinate, banchetti sfarzosi e una struttura sociale complessa. Le ricerche avviate già negli anni ’30 dall’archeologo Umberto Zanotti Bianco e dal geometra Ermanno Candido hanno fornito informazioni preziose sulla città, portando alla scoperta di reperti che raccontano la sua grandezza.
Tuttavia, ciò che si sapeva su Sibari potrebbe ora subire una radicale trasformazione. Fino a oggi, si credeva che la città fosse stata costruita sulle rovine di una pre-esistente polis, ma i recenti scavi hanno suggerito un’altra possibilità. Durante un’opera di bonifica, sono emerse strutture che potrebbero rivelare un nuovo quadro sulla disposizione geopolitica della regione antica, aprendo la strada a ricerche più approfondite che mettono in discussione le certezze consolidate.
La scoperta durante le bonifiche idrauliche
Nilo Domanico, esperto ingegnere, ha condotto un’indagine esaustiva nell’ambito del masterplan per la bonifica idraulica del Parco Archeologico di Sibari. Durante queste operazioni, il suo team ha fatto emergere tracce significative di mura greche e strutture monumentali risalenti a quel periodo. Queste evidenze, come i 40 metri di massi squadrati trovati senza malta, suggeriscono che la città di Thurii potrebbe non trovarsi dove tradizionalmente è stata collocata dagli storici.
Secondo Domanico, i resti ritrovati potrebbero indicare che Thurii era sul lembo meridionale di Sibari, vicino al Crati e alla fonte di Thurii, piuttosto che nei luoghi tradizionali ritenuti significativi. Le proporzioni degli scavi e la varietà dei ritrovamenti, che includono migliaia di reperti arcaici, suggeriscono che l’area fosse molto più ampia e complessa di quanto finora immaginato. Le nuove evidenze sono state prontamente comunicate alla Sovrintendenza dell’area, segnalando l’importanza della scoperta.
Il riconoscimento della Soprintendenza
L’interesse della Soprintendenza per i beni culturali non si è fatto attendere. Gli uffici locali hanno espresso considerazione per le strutture ritrovate, etichettandole come di “ragguardevole interesse archeologico”. Secondo il parere degli esperti, queste scoperte potrebbero rivelare un sistema di approvvigionamento idrico legato alla città di Copiae, di cui si conoscevano già alcune informazioni. In questo nuovo contesto, Sibari potrebbe avere un’estensione di 500 ettari, separandosi dalla localizzazione tradizionale di Thurii e ponendo quest’ultima nei pressi del Crati, come giustificato anche dalle affermazioni di Erodoto.
Le implicazioni di queste scoperte vanno oltre la semplice architettura. Esse pongono interrogativi su normative urbanistiche, interazioni commerciali e sul ruolo di Sibari nella rete di città della Magna Grecia. In un periodo in cui molte città antiche vengono riesaminate, Sibari offre adesso uno spunto di riflessione che potrebbe arricchire notevolmente il dibattito universitario e scientifico.
Presentazione dei risultati e impatto culturale
La nuova ricerca, frutto di una sinergia tra esperti e istituzioni, ha generato un certo movimento a livello locale, estendendo il dibattito anche nel mondo accademico. La presentazione dei risultati è stata fissata per un incontro alla Pinacoteca di Brera, dando visibilità al progetto e rendendo noto il lavoro di Domanico e dei suoi collaboratori. Le informazioni raccolte sono state riposte in un libro, “Alla ricerca di Sybaris e Thurii,” che raccoglie non solo le scoperte archeologiche, ma anche contributi di antropologi e storici di rilevo, ampliando il contesto culturale in cui si inserisce la ricerca.
Sibari non è solo un simbolo del passato, ma con queste nuove scoperte si delinea anche come un importante centro di studi per comprendere dinamiche storiche più ampie e la vita quotidiana delle sue popolazioni. Gli scavi emersi durante le bonifiche gettano le basi per una narrazione più ricca e stratificata, capace di attrarre nuove generazioni di studiosi e appassionati della storia antica, stimolando un rinnovato interesse per il patrimonio culturale calabrese.