La testimonianza di Pignatone sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori: chiarimenti e misteri irrisolti

La testimonianza di Pignatone sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori: chiarimenti e misteri irrisolti

Giuseppe Pignatone, ex procuratore di Roma, chiarisce il suo ruolo nelle indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, evidenziando la necessità di trasparenza e nuove piste investigative.
La testimonianza di Pignatone La testimonianza di Pignatone
La testimonianza di Pignatone sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori: chiarimenti e misteri irrisolti - Gaeta.it

Giuseppe Pignatone, ex procuratore della Repubblica di Roma dal 2012 al 2019, ha fornito importanti chiarimenti durante l’audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. La sua testimonianza ha suscitato un rinnovato interesse verso un caso che resta irrisolto dopo anni di indagini. Nel corso della sua audizione, Pignatone ha messo in evidenza le sue responsabilità e la sua posizione riguardo all’inchiesta, sottolineando dettagli cruciali che hanno caratterizzato la gestione del caso.

Le dichiarazioni di Pignatone sulle indagini

Durante l’audizione, Pignatone ha ribadito che non è mai stato titolare del procedimento riguardante la scomparsa di Orlandi e Gregori. Ha dichiarato con fermezza che tali indagini sono state condotte da altri procuratori, in particolare da Capaldo, Maisto e successivamente da Calò. Questo chiarimento è importante per evitare malintesi sulla sua responsabilità e sul ruolo che ha avuto nella gestione dell’inchiesta. Pignatone ha spiegato che non ha mai avocato il procedimento e che la richiesta di archiviazione nel 2015 era appoggiata dalla maggior parte delle figure coinvolte.

Il procuratore ha specificato che il dissenso di Capaldo rispetto alla richiesta di archiviazione era una manifestazione normale in un ambiente con diversi titolari. Quando le opinioni non sono allineate, la normativa consente che la decisione ricada sul procuratore, situandosi quindi nell’alveo delle decisioni tecniche più che su un arbitrio personale. Pignatone ha dichiarato che l’archiviazione non rappresentava la fine del caso e che, se fossero emerse nuove evidenze, avrebbero potuto avviare ulteriori indagini.

La questione della riapertura della tomba di De Pedis

Un altro tema affrontato da Pignatone è stato quello della riapertura della tomba di De Pedis nel cimitero di Sant’Apollinare. Il procuratore ha raccontato di aver sollevato la questione dopo aver ricevuto pressioni dai media. Nonostante l’iniziale riluttanza di Capaldo, che la considerava inutile, Pignatone ha insistito sulla necessità di fare chiarezza. Ha quindi coinvolto i suoi colleghi, i quali hanno manifestato consenso rispetto alla sua posizione. La tomba di De Pedis fu poi aperta, un’azione che rimane nell’ambito di una ricerca di verità tanto attesa da parte dei familiari delle vittime.

Gli incontri con la Gendarmeria vaticana

Un aspetto intrigante emerso durante l’audizione è stato il riferimento a incontri tra membri della procura e rappresentanti della Gendarmeria vaticana. Pignatone ha affermato di non essere mai stato informato riguardo a tali incontri, che si sarebbero svolti prima del suo arrivo a Roma nel marzo 2012. Ha sottolineato di aver appreso della loro esistenza solo attraverso la stampa e ha espresso preoccupazione per il fatto che Capaldo non lo avesse informato riguardo a questi contatti. Questa mancanza di comunicazione è stata evidenziata come una violazione del dovere di trasparenza tra i magistrati.

L’assenza di informazioni sulle interazioni con la Gendarmeria ha sollevato interrogativi su quanto si fosse realmente instaurato un dialogo tra i due enti, e se vi siano stati tentativi di occultare informazioni. Pignatone ha precisato di non avere elementi per confermare o smentire le diverse versioni offerte dai protagonisti riguardo a questi incontri, lasciando aperta la questione della verità su questi aspetti.

La gestione delle informazioni e la trasparenza nel lavoro della procura

Un tema centrale trattato da Pignatone è stato quello della gestione delle informazioni all’interno della procura. Al suo arrivo, ha manifestato la sua irritazione per le notizie di stampa che attribuivano a “anonimi inquirenti” dichiarazioni inerenti al caso Orlandi, sostenendo che tali affermazioni minavano l’autorità della procura stessa. Ha allora chiesto a Capaldo chiarimenti sulle notizie, ma ha ricevuto una risposta che ometteva i dettagli degli incontri con la Gendarmeria.

Pignatone ha evidenziato come fosse fondamentale garantire il rispetto delle regole e della legge, insistendo sulla necessità di una comunicazione chiara e aperta tra i membri della procura. La sua testimonianza rappresenta un tentativo di far luce su dinamiche interne che potrebbero aver ostacolato il progresso delle indagini. La questione della trasparenza, pertanto, appare cruciale non solo nel caso specifico di Orlandi e Gregori, ma anche per la credibilità dell’intero sistema giudiziario.

L’attenzione su questo caso ristabilisce un dialogo pubblico che potrebbe ulteriormente spingere verso l’emergere di nuove piste investigative, alimentando la speranza di giustizia per le famiglie delle vittime coinvolte.

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