La visita del cardinale Parolin in Ucraina: un viaggio di speranza tra ferite e fede

La visita del cardinale Parolin in Ucraina: un viaggio di speranza tra ferite e fede

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La visita del cardinale Parolin in Ucraina: un viaggio di speranza tra ferite e fede - Gaeta.it

Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, ha compiuto una significativa visita in Ucraina tra il 19 e il 24 luglio 2024. Questo viaggio, intrapreso come Legato Pontificio, ha avuto il compito di portare un messaggio di solidarietà dal Papa e di sostenere la fede di un popolo fortemente provato dalla guerra. Le tappe di questo pellegrinaggio, da Odessa a Kyiv, hanno messo in luce non solo la devastazione dei luoghi colpiti dal conflitto, ma anche la resilienza e la speranza degli ucraini.

L’arrivo e la missione alla frontiera

Accoglienza e incontro con le autorità

La delegazione vaticana è giunta all’aeroporto di Rzeszów, in Polonia, dove il cardinale Parolin ha ricevuto un’accoglienza calorosa dal nunzio apostolico in Ucraina, monsignor Visvaldas Kulbokas, e da importanti autorità locali. Da qui, la delegazione ha proseguito il viaggio verso l’Ucraina, dove, al confine polacco-ucraino, è stata ricevuta dall’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andriy Yurash. Questo passaggio ha rappresentato simbolicamente l’inizio della missione del cardinale, dedicata a portare un messaggio di fede e speranza nel cuore della nazione.

Una sosta significativa è avvenuta presso la residenza dell’arcivescovo Metropolita di Lviv, monsignor Mieczysław Mokrzycki, dove Parolin ha avuto un incontro con il governatore della regione e il sindaco della città. Questo incontro ha incluso un momento di preghiera in suffragio delle vittime della guerra e ha permesso di discutere le conseguenze del conflitto sulla popolazione locale. La delegazione ha poi raggiunto la Nunziatura Apostolica a Kyiv, dove sono stati preparati gli incontri futuri.

La visita a Odessa: simbolo di resilienza

Incontri e celebrazioni tra le rovine

La visita a Odessa, una delle città più emblematiche del Paese e vittima di intensi bombardamenti, ha rappresentato un momento cruciale per il cardinale Parolin. La tappa iniziale è stata la Cattedrale romano-cattolica, dove è stato accolto da monsignor Stanislav Shyrokoradiuk e da rappresentanti delle Chiese locali. Qui, ha espresso la vicinanza del Papa ai fedeli, accendendo una candela in memoria delle vittime e pregando con loro l’Angelus.

Successivamente, il cardinale ha visitato il porto commerciale della città, osservando i segni lasciati dai bombardamenti. Durante l’incontro con il capo dell’Amministrazione statale regionale, Oleg Kiper, è emerso quanto sia vitale il porto per l’economia del Paese e quali siano le difficoltà attuali nell’esportazione dei cereali a causa della guerra. La situazione è stata ulteriormente evidenziata durante la visita alla Cattedrale ortodossa della Trasfigurazione, monumento patrimonio dell’UNESCO, danneggiato dagli attacchi, segno tangibile della guerra in corso.

La sosta finale nella parrocchia di San Michele Arcangelo ha visto Parolin in compagnia di padre Oleksandr Smerechynskyy e del parroco locale. Questo incontro ha rappresentato un momento di scambio e testimonianza, con la comunità che ha condiviso storie di sostegno ai profughi e ha ringraziato il Papa per il suo continuo supporto.

Celebrazione a Berdychiv: un atto di fede collettiva

Il pellegrinaggio nazionale e la messa solenne

Domenica 21 luglio, il cardinale Parolin ha presieduto la celebrazione conclusiva del pellegrinaggio nazionale al santuario mariano di Berdychiv, evento clou della sua visita. La cerimonia ha visto la partecipazione di numerosi vescovi, sacerdoti e autorità civili. Durante l’omelia, Parolin ha sottolineato la potenza della fede, affermando che “a Dio nulla è impossibile”, e ha esortato i presenti a pregare per la pace, invocando l’intercessione della Vergine del Carmelo.

L’evento è stato caratterizzato da un forte senso di comunità e speranza, con il cardinale che ha interagito con i pellegrini, ascoltando le loro storie e condividendo momenti di gioia e dolore. La celebrazione ha rinforzato il legame tra il Papa e il popolo ucraino, in un contesto dove la fede diventa un rifugio e una fonte di forza.

Incontri istituzionali a Kyiv

Dialoghi per la pace e libertà religiosa

Lunedì 22 luglio, il cardinale ha dedicato la giornata a incontri istituzionali, cominciando con il primo ministro ucraino, Denys Shmyhal. In seguito, ha dialogato con figure di spicco come il presidente della Verkhovna Rada, Ruslan Stefanchuk, e il presidente Volodymyr Zelenskyy. Durante queste riunioni, è emersa la gratitudine per il sostegno della Santa Sede e il desiderio di una “pace giusta e duratura”.

Le discussioni hanno toccato anche temi cruciali come la libertà religiosa e il ruolo della Chiesa cattolica in un contesto complesso e delicato. Parolin ha ribadito il costante impegno della Santa Sede per il popolo ucraino, ascoltando le preoccupazioni espresse dai leader religiosi e politici sul futuro del Paese.

La giornata ha incluso un intenso momento pastorale alla chiesa cattolica di San Nicola a Kyiv, dove Parolin ha offerto conforto ai fedeli, sottolineando l’attenzione del Papa per la loro situazione e contribuendo a mantenere viva la speranza nonostante le sfide.

Visita all’ospedale pediatrico e incontro con Zelenskyy

Solidarietà ai vulnerabili e riconoscimento

Il 23 luglio, il cardinale Parolin ha visitato l’Ospedale pediatrico Okhmatdyt di Kyiv, recentemente bombardato. Qui ha potuto vedere i danni e incontrare bambini e personale medico, portando con sé il messaggio di solidarietà del Santo Padre. Questo momento ha avuto un forte impatto emotivo, rendendo evidente la necessità di supporto in contesti così vulnerabili.

La visita si è conclusa con la consegna dell’Ordine di Merito al cardinale Parolin, in riconoscimento del suo lavoro per la cooperazione e la sovranità dell’Ucraina. Il colloquio con Zelenskyy ha trattato temi di pace e libertà religiosa, sottolineando l’intenzione condivisa di cercare soluzioni per porre fine al conflitto.

Dopo questa intensa settimana, il cardinale ha lasciato Kyiv per tornare a Varsavia, dove ha incontrato i religiosi greco-cattolici liberati. La missione di Parolin ha rappresentato un segno tangibile di speranza e supporto per tutti gli ucraini, nella continua ricerca di pace in un Paese lacerato dalla guerra.

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