L’arte e la tecnologia si incontrano nella mostra “Works: 20 anni di sperimentazioni visive”, un’esposizione curata da Emanuele La Loggia e presentata negli spazi di Natsuko Toyofuku, in corso Como a Milano. Questo evento, parte della Design Week, invita i visitatori a riflettere sul complesso rapporto tra l’essere umano e il mondo digitale. L’esposizione, che rimarrà aperta fino al 13 aprile, offre un percorso emozionante che esplora le promesse e i pericoli della tecnologia.
Un viaggio visivo attraverso la tecnologia
L’esperienza espositiva si apre con un’esplosione di pixel, un’opera che funziona come un Big Bang simbolico della nascita dell’universo tecnologico. Questa fusione di arte e tecnologia propone una sequenza di immagini digitali stampate su tela, che invitano a considerare l’evoluzione digitale e il suo impatto sulla società. Il primo lavoro mette in evidenza i pixel, che si moltiplicano come cellule in attesa di espandersi. Questo elemento rappresenta l’idea che la tecnologia stia assumendo sempre più il controllo della nostra vita quotidiana.
La progressione continua con un’opera che evoca l’energia sprigionata da un incendio, simboleggiando una transizione verso la struttura e l’ordine. Qui, il fuoco rappresenta una metamorfosi che si culmina in “Genesi”, un’opera dai colori che richiamano un’armonia apparente dopo il caos iniziale. Questo primo segmento dell’esposizione propone una riflessione sull’equilibrio tra ordine e caos, evidenziando le proprie ambivalenze.
Il significato del tempo e del viaggio
Proseguendo il percorso, il visitatore incontra un’opera che presenta un orologio. Qui, il tempo è inteso come un ciclo dal quale sembra urgente fuggire. L’uscita da questa gabbia temporale si risolve in un’installazione che ritrae un’astronave accompagnata da un paesaggio urbano oscuro. Questo passaggio simboleggia una società spenta, abbandonata alla ricerca di qualcosa di più rilevante. La scelta di rappresentare la città in una luce così triste invita a riflettere sulla direzione in cui ci stiamo muovendo come collettività.
Un trittico successivo rappresenta la Luna, un pianeta desolato, accompagnato da immagini dell’immensità dell’universo. Questa parte dell’esposizione rievoca il senso d’isolamento individuale in un mondo dominato dalla tecnologia e suggerisce una sorta di nostalgia per un’era pre-digitale.
Riflessione finale: il confine tra tecnologia e umanità
Il percorso espositivo si chiude con due opere significative che offrono uno spaccato della realtà moderna. La prima, “Aspettando il buio”, mostra figure evanescenti che siedono intorno a tavoli, un’immagine che suggerisce che il viaggio fino a quel momento sia un’illusione o forse una riflessione su ciò che viviamo quotidianamente. La seconda opera, “Ghost”, risalta un aspetto critico della tecnologia, ponendo l’accento su come essa non rappresenti necessariamente un alleato, ma possa costituire un limite per l’umanità.
Accanto a queste installazioni ci sono due sculture provocatorie: una con un casco dotato di comandi integrati, e un pannello di gettoniere che presenta un pulsante rosso con la scritta ‘War’. Questi elementi finali caricano l’intera esposizione di un senso di urgenza e di allerta, invitando il pubblico a interrogarsi su quali siano i confini della tecnologia e come questi stiano ridefinendo la nostra esistenza.