L'omicidio di Nada Cella: le testimonianze chiave al processo di Anna Lucia Cecere

L’omicidio di Nada Cella: le testimonianze chiave al processo di Anna Lucia Cecere

Il processo per l’omicidio di Nada Cella, assassinata nel 1996, si arricchisce di nuove testimonianze che sollevano interrogativi sulla credibilità e le dinamiche relazionali coinvolte nel caso.
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L'omicidio di Nada Cella: le testimonianze chiave al processo di Anna Lucia Cecere - Gaeta.it

Il caso di Nada Cella, giovane segretaria assassinata nel 1996 nello studio del suo datore di lavoro, continua a tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica. Gli sviluppi testimoniano l’approfondimento delle indagini e il susseguirsi delle udienze che riguardano Anna Lucia Cecere, ritenuta dalla procura l’assassina per motivi di gelosia. Le nuove udienze hanno portato alla ribalta altre testimonianze, incluso quella di padre Lorenzo Zamperin, che ha vissuto i fatti da vicino.

La testimonianza di padre Lorenzo Zamperin

Padre Lorenzo Zamperin, frate di Chiavari, era stato interpellato quattro anni fa dalla procura e ricordava di aver ricevuto delle confidenze dalla madre di Marco Soracco, in merito all’omicidio di Nada Cella. La donna si era presentata da lui dopo il delitto, sostenendo di essere certa dell’innocenza del figlio, affermando che un’altra donna, motivata da gelosia, avesse ucciso Nada. Durante l’udienza attuale, il frate ha mostrato di non ricordare nulla di quanto dichiarato in precedenza, limitandosi a dire che “quattro anni fa ho detto quello che ritenevo vero in quel momento”. Questa mancanza di memoria ha suscitato il disappunto della sorella di Nada, Daniela, che ha assistito alla scena in aula. La testimonianza di Zamperin, sebbene inizialmente vista come cruciale, ha sollevato interrogativi sulla credibilità dei suoi ricordi.

Le telefonate che hanno preceduto l’omicidio

Successivamente, in aula, è stata ascoltata Giuseppina Vaio, una cliente di Marco Soracco. Il giorno dell’omicidio, Giuseppina aveva cercato di contattare lo studio del commercialista. Ricorda che inizialmente non ricevette risposta, ma poco dopo una donna rispose al telefono con voce concitata, affermando di aver sbagliato numero. Questo intervento sembrava indicare un certo caos. Nel giro di pochi minuti, al telefono si era presentato Soracco stesso, il quale riferì di un’aggressione nei confronti della sua segretaria, facendo pensare a una rapina. La testimonianza di Giuseppina ha aggiunto un nuovo tassello al mosaico complesso che ruota attorno a quel tragico giorno.

Le amiche di Nada Cella: un quadro di ansia e tensione

In un altro momento dell’udienza, sono state ascoltate due amiche di Nada, Deborah Pagliughi e Sabrina Mariani. Le due donne hanno condiviso il loro punto di vista sull’atteggiamento di Nada nei confronti del suo lavoro e dei rapporti interpersonali all’interno dello studio. Hanno sottolineato come la giovane non fosse felice della sua posizione lavorativa e come avesse manifestato il desiderio di lasciare quel posto. Le amiche non ricordano che Nada avesse mai parlato di sospetti riguardanti comportamenti illeciti nello studio e hanno menzionato come, pur essendo stata invitata a uscire da Soracco, Nada usasse uno sgrassatore per pulire tutto ciò che lui toccava, suggerendo un certo grado di disagio. Si sono dette all’oscuro di Anna Lucia Cecere e delle sue possibili gelosie.

Le testimonianze in corso di ascolto nel processo su questo caso intrigante e controverso continuano a rivelare dettagli e sfumature di un omicidio che ha scosso la comunità per quasi tre decenni. L’assassinio di Nada Cella rimane avvolto nel mistero e nella complessità delle relazioni umane, e il dibattito in aula è ancora ben lontano dalla conclusione.

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