Il 28 marzo 2025, il Padiglione di Arte Contemporanea di Milano si prepara a dare il benvenuto a “Body of Evidence“, la più vasta monografica mai dedicata in Italia a Shirin Neshat, artista e regista iraniana che vive negli Stati Uniti dal 1974. Questa esposizione, visitabile fino all’8 giugno, rappresenta un’occasione unica per immergersi nel profondo lavoro di Neshat, un’artista che affronta tematiche sociali e culturali di grande rilevanza attraverso opere evocative e potenti.
Significato del titolo “Body of Evidence”
Il titolo “Body of Evidence“, traducibile come “corpo del reato” o “prova”, si riferisce a un concetto profondo legato al corpo della donna spesso stigmatizzato per motivi politici e religiosi. Neshat usa questa lente per esplorare la realtà, proponendo immagini in un bianco e nero onirico che sottrae alle opere l’elemento del colore, evitando che possano apparire decorative o piacevoli. Questo approccio privilegia l’intensità del messaggio, rendendo le immagini quasi senza tempo e offrendo un forte impatto emotivo. “Guardare questa mostra è come guardare la mia vita”, ha dichiarato l’artista durante la presentazione dell’exposizione, sottolineando come le sue opere riflettano la propria esperienza personale e professionale.
In particolare, la mostra include una selezione mai vista prima delle fotografie del ciclo “Women of Allah“, realizzato tra il 1993 e il 1997, in cui Neshat ritrae donne iraniane con il velo, segno della loro identità forzata dalla Rivoluzione Islamica. Queste figure sono rappresentate con frasi di scrittrici iraniane tatuate sulle poche parti visibili del corpo, in una profonda connessione tra bellezza e oppressione.
Temi ricorrenti nelle opere di Neshat
La dicotomia tra oppressione e resistenza è un tema costante nelle opere di Shirin Neshat. In “Fervor“, uno dei video che accoglie i visitatori all’ingresso della mostra, si vede una separazione tra uomini e donne durante un incontro pubblico in Iran. Questo contrasto riflette la tensione tra genere e potere in un contesto sociopolitico complesso.
Un’altra opera significativa è “The Book of Kings” del 2012, realizzata dopo le violente repressioni delle proteste dell’Onda Verde nel 2009. Questo lavoro si ispira all’omonimo poema epico persiano e mostra le divisioni tra giovani iraniani, rappresentati come masse, patrioti e malvagi, accompagnati da scritte di autori iraniani incarcerati. Questo rimando alla storia e alla letteratura sottolinea il confronto tra l’eredità culturale e la contemporaneità della lotta per i diritti civili.
Completando la presentazione della sua evoluzione artistica, Neshat presenta anche “Land of Dreams“, una video installazione del 2019 che esplora la sua nuova vita negli Stati Uniti. La narrativa segue una donna iraniano-americana che viaggia nel New Mexico chiedendo alla gente di raccontare i propri sogni più recenti, rivelando un approccio personale alle aspettative e alle disillusioni che può generare la vita in America.
Riflessioni sul mondo contemporaneo e sull’arte
L’artista esprime una critica chiara nei confronti dell’amministrazione di Donald Trump, evidenziando come tentativi di silenziare il movimento pro Palestina possano evocare la repressione che ha caratterizzato il suo paese d’origine. Per Neshat, è essenziale non essere etichettata solo come “artista iraniana” o “musulmana”, poiché i problemi affrontati da diversi popoli nel mondo sono similari. “Il mondo è nei guai”, afferma, parlando di guerre, genocidi e dolori universali. Questa visione inclusiva è fondamentale per la comprensione della sua arte, poiché riflette una “umanità condivisa” che trascende confini culturali e geografici.
Secondo Diego Sileo, curatore della mostra insieme a Beatrice Benedetti, era il momento giusto per raccontare l’evoluzione di Neshat, che si inserisce perfettamente nel desiderio di Milano di essere un luogo di dialogo e diritti. L’assessore alla cultura, Tommaso Sacchi, ha espresso entusiasmo per questa esposizione, sottolineando l’importanza di promuovere mostre capaci di stimolare discussioni vitali per la società.
Oltre alla mostra, sono previsti eventi speciali, come un incontro tra Shirin Neshat e gli studenti del Pac, previsto il 28 marzo, e la proiezione di “Land of Dreams” al cinema Arlecchino il 31 marzo, offrendo un’opportunità per una connessione più profonda con il lavoro dell’artista.