Entrano in vigore oggi, venerdì 10 aprile 2025, i nuovi dazi globali promossi dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Questa iniziativa prevede un’imposta del 10% su una vasta gamma di importazioni, escluse per il momento alcune categorie di beni come metalli preziosi e non, materie prime, chip, legname e prodotti farmaceutici. Gli effetti di questa decisione potrebbero avere ripercussioni significative sia sui mercati che sulle relazioni commerciali internazionali.
Dettagli sui nuovi dazi e beni esenti
Il recente annuncio ha creato un’onda d’urto nei mercati globali, poiché i nuovi dazi si applicano a tutte le importazioni tranne che per specifiche categorie. In particolare, metalli come oro, argento, platino, e alcune materie prime come petrolio e gas, sono temporaneamente esclusi dall’imposta del 10%. Anche settori strategici quali i chip elettronici, il legname e i prodotti farmaceutici godono di esenzioni in questa fase iniziale. È attesa, però, una dichiarazione futura che potrebbe introdurre tariffe specifiche su alcuni di questi beni.
Nel 2024, gli Stati Uniti hanno importato merci per un totale di circa 3.300 miliardi di dollari. Le merci esenti rappresentano un valore di circa 644 miliardi di dollari, di cui circa 185 miliardi provengono specificamente da Canada e Messico. Queste importazioni, tuttavia, già gravano su accordi tariffari differenti a seguito dell’Accordo di libero scambio nordamericano.
Reazione dei mercati e impatto globale
L’annuncio dei nuovi dazi ha avuto un’immediata e drastica reazione sui mercati azionari. Globalmente, i mercati hanno registrato una perdita di valore complessivo stimata in 9 mila miliardi di dollari, con una significativa perdita di 5.200 miliardi solo a Wall Street. Questo declino solleva interrogativi sulle conseguenze a lungo termine che tali tariffe potrebbero avere sulla stabilità economica e sul clima di fiducia degli investitori. Il punto critico accadrà mercoledì 9 aprile, quando entreranno in vigore tariffe personalizzate che varieranno a seconda del deficit commerciale con ogni paese.
Per l’Unione Europea, le tariffe si allineeranno al 20%, a meno di un accordo dell’ultimo minuto, mentre i partner commerciali come la Cina e il Vietnam subiranno dazi molto più elevati: rispettivamente del 54% e del 46%. Anche il Giappone non sarà esente, con tariffe fissate al 24%.
Risposta della Cina e conseguenze sulle esportazioni
La reazione della Cina non si è fatta attendere, con il governo che ha annunciato l’introduzione di dazi addizionali del 34% sui prodotti importati dagli Stati Uniti a partire da giovedì 10 aprile. Oltre a questa iniziativa, Pechino ha segnalato l’intenzione di attuare controlli più severi sulle esportazioni di terre rare, materiali fondamentali per numerosi settori tecnologici. Queste misure potrebbero complicare ulteriormente le relazioni commerciali tra le due potenze e influenzare le dinamiche globali del mercato.
I nuovi dazi e le reazioni internazionali pongono interrogativi sul futuro delle politiche commerciali statunitensi e sul loro impatto sui rapporti diplomatici. Con aspettative crescenti su quanto tali decisioni possano influenzare l’economia globale, gli attori di mercato osservano con attenzione gli sviluppi di questa situazione, pronta a mutare rapidamente in risposta a ulteriori misure commerciali.