L’operazione condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro ha portato a un significativo passo avanti nella lotta alla criminalità organizzata nella regione. Durante questa operazione, sono stati arrestati 22 individui, di cui 12 sono stati condotti in carcere e 10 posti agli arresti domiciliari. Le indagini si sono concentrate sulla cosca di ‘ndrangheta nota come “dei Gaglianesi”, che, dopo essere stata oggetto di numerose inchieste che ne avevano indebolito l’operatività, ha ritrovato vigore negli ultimi anni.
Il contesto dell’operazione: un clan in ascesa
Negli ultimi anni, la cosca dei Gaglianesi ha cercato di ristabilire il proprio dominio nel catanzarese, approfittando delle debolezze di altre organizzazioni criminali e di un clima di vulnerabilità sociale. Intervenuto per commentare gli sviluppi, il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Salvatore Curcio, ha evidenziato come “l’associazione criminale, già scompaginata in passato, si è ripresentata con forza”. Questa dinamica dimostra come sia necessario un monitoraggio costante e un intervento deciso per mantenere il controllo su queste organizzazioni, evitando che riescano a riprendersi.
Dal canto suo, il procuratore vicario Vincenzo Capomolla ha descritto la cosca come un’entità dotata di un carattere predatorio, capace di seminare paura e intimidazione nei confronti della comunità locale. Le testimonianze raccolte durante l’inchiesta hanno messo in evidenza il clima di soggezione imposto dalla mafia, trasformando la vita quotidiana in una lotta per la sopravvivenza giuridica e sociale.
Undici anni di storia criminale esaminati
L’inchiesta ha permesso di ricostruire la storia del clan, i cui legami risalgono agli anni ‘80, in particolare con le cosche di Cutro e Isola Capo Rizzuto. Il colonnello Giuseppe Mazzullo, comandante provinciale dei carabinieri, ha sottolineato come l’indagine abbia portato alla luce una rete complessa con esponenti storici e nuove leve, unite da metodi violenti. Questi metodi non si limitano a esercitare pressione sui commercianti, costretti a pagare tangenti, ma includono anche richieste di favori a ditte compiacenti, creando un sistema in cui la paura e il favore reciproco si intrecciano.
Il ruolo di questo gruppo nella società locale si è rivelato ancor più insidioso, evidenziando come la mafia possa infiltrarsi anche in contesti apparentemente ordinari, grazie all’accondiscendenza di individui insospettabili. La presenza di persone “perbene” che, per convenienza o asservimento, collaborano con il clan rappresenta uno dei maggiori problemi nella lotta alla criminalità organizzata, complicando ulteriormente il lavoro delle forze dell’ordine.
L’intervento coordinato delle forze dell’ordine
Il tenente colonnello Giovanni Burgio, comandante del Reparto operativo, ha anch’esso riportato sull’indagine, facendo riferimento all’importante supporto logistico fornito dai Gaglianesi in occasione di crimini specifici, come la rapina del 2016 ai danni della società Sicurtransport. Le modalità operative del clan, tra cui l’uso di veicoli per facilitare i colpi, evidenziano una pianificazione ben studiata e una rete di collegamenti che si estende oltre le sole attività illegali.
Nell’ambito dell’operazione sono coinvolte un totale di 34 persone, tra cui anche un poliziotto, che all’epoca dei fatti lavorava nel settore delle intercettazioni della Procura di Catanzaro. La presenza di un membro delle forze dell’ordine nel contesto di questa inchiesta solleva interrogativi preoccupanti sull’infiltrazione della criminalità nelle istituzioni e sull’integrità di chi è preposto a garantire la sicurezza e la legalità.
Il lavoro delle forze dell’ordine non si limita a questa operazione, ma deve continuare su una strada di vigilanza, ricerca e analisi per affrontare la sfida della criminalità organizzata, che ha dimostrato di saper mutare e adattarsi a nuove condizioni.