Un presidio è stato organizzato oggi, 22 gennaio 2025, poco dopo le 18 davanti alla sede Rai di corso Sempione a Milano. L’incontro ha come obiettivo la denuncia di un’azione particolarmente grave: l’omicidio mirato di oltre 200 giornalisti avvenuto nella Striscia di Gaza negli ultimi diciotto mesi, perpetrato, secondo i manifestanti, dalle forze d’occupazione israeliane. L’evento ha richiamato l’attenzione su un tema di grande rilevanza, evidenziando la richiesta di maggiore attenzione e rispetto dei diritti umani legati al conflitto tra Israele e Palestina.
Le accuse contro il servizio pubblico
I partecipanti al presidio hanno espresso un forte risentimento nei confronti della Rai, accusandola di mantenere un “fragoroso silenzio” sulla questione. Secondo i manifestanti, i mezzi di informazione, in particolare il “servizio pubblico”, non stanno coprendo adeguatamente le atrocità in corso e stanno invece contribuendo a una narrazione distorta. È stato detto che le conseguenze del conflitto vengono presentate ipocritamente come una guerra fra due eserciti, oppure come una guerra contro il terrorismo, invece di essere descritte come una vera e propria occupazione coloniale e una sistematica purificazione etnica del popolo palestinese.
Questa critica va oltre la semplice mancanza di informazione, toccando il tema della responsabilità mediatica nell’informare il pubblico su eventi tali che possono influenzare profondamente la percezione collettiva dell’occupazione e dei diritti umani in genere.
Le conseguenze della guerra in Gaza
Durante il presidio, sono state sollevate preoccupazioni anche riguardo alle violenze dirette e agli effetti devastanti della guerra. I manifestanti hanno parlato di un “genocidio” che si sta consumando non solo attraverso l’uso di armi convenzionali come bombe, carri armati e droni, ma anche attraverso mezzi indiretti. La privazione di accesso a generi di prima necessità, alimentazione, acqua e assistenza umanitaria è vista come una strategia deliberata per affliggere ulteriormente la popolazione già in difficoltà.
La protesta ha messo in evidenza come la mancanza di aiuto internazionale e le restrizioni create dalle forze israeliane siano componenti cruciali di questa emergenza, che certamente colpisce fasce vulnerabili della popolazione palestinese, contribuendo all’aggravamento di una crisi umanitaria di ampie proporzioni.
Un appello alla responsabilità mediatica
L’evento ha culminato in un appello chiaro e diretto ai giornalisti, sia della Rai che di altri mezzi di comunicazione, affinché prendano una posizione chiara contro quello che è stato definito un “silenzio complice” rispetto al genocidio in corso. È stata sottolineata l’urgenza di denunciare e documentare le violenze, al fine di informare la società civile e promuovere una vera comprensione della situazione in Palestina.
L’iniziativa è stata parte di un movimento più ampio che chiede responsabilità e una riflessione profonda sulle conseguenze della narrazione mediatica riguardante conflitti complessi come quello mediorientale. Questo presidio a Milano è solo uno dei molti eventi che puntano a sollecitare una maggiore attenzione e azioni concrete da parte della comunità internazionale per far fronte a tale emergenza umanitaria.