La tragedia che ha colpito Lugo, in provincia di Ravenna, continua a suscitare interesse e preoccupazione. La Corte d’Appello di Bologna ha deciso di ascoltare nuovamente due testimoni chiave nel caso legato alla morte di Matteo Ballardini, noto come ‘Balla’, avvenuta il 12 aprile 2017. Lo studente di 19 anni perse la vita a causa di un’overdose di metadone, e la nuova audizione potrebbe portare a nuovi sviluppi in un caso che ha tenuto banco per anni e che solleva interrogativi sulla gestione delle sostanze stupefacenti nel sistema sanitario.
Il contesto della tragedia
Matteo Ballardini era un giovane studente di Lugo, ma la sua breve vita è stata troncata da un drammatico evento legato all’uso di metadone. Quella fatale mattina, dopo ore di agonia, il ragazzo fu dichiarato morto. La sostanza che causò la sua morte era stata fornita da un’amica, ora imputata nel processo. La Corte ha ascoltato l’allora direttrice delle dipendenze patologiche di Ravenna e un dirigente medico del settore, figure chiave che potrebbero fornire chiarimenti sui protocolli di sicurezza e sulla distribuzione di metadone.
L’odissea legale delle imputate
Le tre imputate nel processo erano state assolte dal Tribunale di Ravenna il 17 marzo 2022, con la motivazione che “i fatti non sussistono”. Tra le imputate vi è la giovane amica di Ballardini, che ha ricevuto assistenza legale dall’avvocato Fabrizio Capucci. A questa si aggiungono altre due figure: la zia dell’amica, che ha svolto un ruolo di intermediaria, e una dottoressa del Sert, assistite da altri avvocati. L’Ausl Romagna si è costituita parte civile, rappresentata dall’avvocato Valerio Girani, per cercare giustizia in un caso tanto controverso.
Le accuse mosse contro le imputate includevano reati gravi come falso, prescrizione abusiva di stupefacenti e peculato. La polizia ha avviato un’indagine approfondita sulla gestione del metadone, focalizzandosi sulle modalità attraverso le quali la giovane amica di Ballardini aveva avuto accesso a quantità considerevoli di questa sostanza pericolosa.
Aspetti controversi emersi durante le indagini
Le indagini hanno messo in luce diverse anomalie. Innanzitutto, è stato scoperto che la giovane era stata seguita dal Sert di un comune diverso da quello in cui risiedeva. Inoltre, è emerso che il suo caso non era mai stato condiviso con altri colleghi, sollevando dubbi sulla sua supervisione e sul trattamento ricevuto. Gli inquirenti hanno anche notato il fatto che la zia dell’amica era solita ritirare i farmaci senza una formale delega, una procedura che violava le consuete norme di sicurezza.
In un messaggio scambiato con Ballardini poco prima della sua morte, la giovane aveva evidenziato di avere una “quantità industriale” di metadone. Questo scambio, insieme ad altri elementi raccolti durante l’inchiesta, ha sollevato interrogativi rilevanti sulle responsabilità nel caso di morte del giovane. Le autorità hanno chiesto approfondimenti su molti degli aspetti legati all’assegnazione e alla gestione del metadone.
Il ricorso dei pubblici ministeri
Contro l’assoluzione delle imputate, i pubblici ministeri Daniele Barberini e Marilù Gattelli hanno presentato ricorso. Questo potrebbe aprire nuovi scenari nel procedimento legale. Gli sviluppi futuri, a partire dall’audizione dei nuovi testimoni, potrebbero fornire ulteriori dettagli e chiarimenti sulle dinamiche che hanno portato a questa tragica morte. La comunità è in attesa di capire come si evolverà la situazione e quali misure preventive potrebbero essere adottate nel futuro per evitare situazioni simili.
Il caso di Matteo Ballardini resta un tema scottante, che evidenzia la necessità di una riflessione profonda sulla gestione delle sostanze terapeutiche e sul supporto ai giovani in difficoltà.