Rischio acqua nel Gran Sasso: il Wwf lancia un allerta in occasione della Giornata mondiale dell'acqua

Rischio acqua nel Gran Sasso: il Wwf lancia un allerta in occasione della Giornata mondiale dell’acqua

Il Wwf Abruzzo lancia un allerta sulla gestione dell’acquifero del Gran Sasso, evidenziando rischi per la sicurezza idrica e l’approvvigionamento della regione, nonostante anni di segnalazioni e spese ingenti.
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Rischio acqua nel Gran Sasso: il Wwf lancia un allerta in occasione della Giornata mondiale dell'acqua - Gaeta.it

La questione dell’acquifero del Gran Sasso, la riserva idrica più grande della regione Abruzzo, continua a destare attenzione e preoccupazione. In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, il Wwf Abruzzo ha rilanciato il grido d’allerta riguardo alla gestione e alla sicurezza di questa fonte vitale. Nonostante gli sforzi e le segnalazioni, la situazione rimane complessa e irrisolta, con rischi tangibili per l’approvvigionamento idrico dei cittadini e delle attività economiche locali.

Il problema dei prelievi e della sicurezza idrica

A otto anni dall’inizio delle catture di acqua dall’acquifero, si registrano scarichi tra gli 80 e i 100 litri al secondo a causa della scarsa sicurezza dell’area, una situazione che ha spinto il Wwf a esprimere preoccupazioni crescenti. Durante i mesi estivi, la fornitura idrica diventa problematica per case e alberghi, aggravando le criticità in una regione che fa affidamento su questo prezioso bene. Questo scenario rappresenta una contraddizione, dato che mentre risorse vitali vengono disperse, le esigenze della popolazione rimangono insoddisfatte.

Storico delle denunce e delle problematiche irrisolte

Dal 2000, il Wwf ha sollevato preoccupazioni riguardo ai rischi legati alla vicinanza delle gallerie autostradali e dei Laboratori Infn. Nonostante il passare degli anni, la situazione non ha subito sviluppi favorevoli. Durante questo periodo, diversi eventi significativi hanno riacceso l’attenzione pubblica, tra cui sequestri, commissariamenti e processi legati alla gestione dell’acquifero. Tuttavia, la continua rotazione dei commissari e il blocco dei sondaggi nel 2023 hanno ulteriormente complicato la situazione, instaurando un clima di caos e incertezza.

Conseguenze del commissariamento e confusione nelle decisioni

L’incidente del maggio 2017, in cui fu vietato il consumo di acqua nella provincia di Teramo, ha messo in evidenza le fragilità del sistema di gestione. Il Wwf sostiene che l’approccio del commissariamento non sia stato efficace, evidenziando come l’esperienza del Commissariamento Balducci dal 2003 al 2009 abbia comportato spese superiori agli 80 milioni di euro senza portare a risultati concreti. Ciò ha alimentato il dubbio su come le decisioni attuali siano state gestite, in particolare sulla nomina di due commissari con competenze sovrapposte. Questa scelta ha generato confusione piuttosto che risolvere le problematiche esistenti.

Mancanza di un progetto concreto per la sicurezza

Nonostante le promesse e gli impegni, il Wwf sottolinea che non esiste ancora un piano chiaro per garantire la sicurezza dell’acquifero. Trascorsi oltre venticinque anni di segnalazioni e spese ingenti, i materiali pericolosi stoccati nei Laboratori Infn non sono stati rimossi come stabilito da una delibera del 2019. Questo ritardo costante pone ulteriori interrogativi sull’impegno e sulla capacità di affrontare le criticità che riguardano la principale risorsa idrica dell’Abruzzo.

La situazione dell’acquifero del Gran Sasso continua a rappresentare una sfida importante per le autorità e per la sicurezza idrica della regione. Le prossime mosse della governance locale saranno cruciali per affrontare le preoccupazioni emerse e garantire un approvvigionamento sostenibile per le generazioni future.

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