Il tema del rischio povertà e dell’esclusione sociale in Italia è di rilevante attualità, con indicatori che mostrano un divario significativo tra diverse categorie di lavoratori. Secondo un rapporto della Cgia, il 22,7% delle famiglie guidate da un lavoratore autonomo è esposto a questo rischio, rispetto al 14,8% delle famiglie con un capofamiglia dipendente. Questa disparità evidenzia le difficoltà nei tassi di povertà che affliggono chi opera nel settore autonomo, una condizione che merita un’attenta analisi.
L’impatto della crisi sul reddito degli autonomi
Negli ultimi decenni, molti lavoratori, in particolare operai e impiegati, hanno subito un graduale calo del potere d’acquisto, ma per i lavoratori autonomi la situazione è ancora più critica. Questo gruppo, formato per quasi la metà da lavoratori che operano senza dipendenti e sotto il regime dei minimi, ha visto una diminuzione del reddito del 30% negli ultimi venti anni. Questo calo ha portato a un impoverimento sempre più marcato, in particolare per i giovani, le donne e gli anziani, soprattutto al Sud, che vivono di piccoli lavori e consulenze, privi di ammortizzatori sociali o sostegno pubblico.
Indicatori di esclusione sociale
Il rischio di povertà o esclusione sociale, secondo la definizione della Cgia, rappresenta un indicatore complesso. Esso comprende non solo coloro che vivono in famiglie a rischio povertà, ma anche quelli in stato di grave deprivazione materiale o a bassa intensità di lavoro. In Italia, la popolazione a rischio si attesta su 13,5 milioni di persone, pari al 23,1% del totale. Di queste, la maggioranza, ovvero 7,7 milioni, risiede al Sud, con la Campania, la Sicilia, il Lazio e la Puglia tra le regioni più colpite. In particolare, la Calabria presenta un tasso preoccupante di rischio povertà, con il 48,8% della popolazione a rischio.
Effetti dei dazi sulle famiglie e sugli autonomi
Un tema di particolare attenzione riguarda l’introduzione dei dazi e il loro potenziale impatto. Sebbene gli autonomi non lavorino in modo diretto con i mercati esteri, potrebbero subire le conseguenze di un rallentamento economico e di una flessione dei consumi, dovuta a un incremento dell’inflazione. Per questo motivo, la diversificazione dei mercati per le vendite all’estero e il rilancio della domanda interna diventano urgenti. Ciò potrebbe essere facilitato dalla realizzazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e da una riduzione delle imposte per famiglie e imprese.
Obiettivi e strategie future
La necessità di strategie efficaci è chiara. Un miglioramento della situazione economica per gli autonomi ed il rilancio del mercato interno richiedono interventi concreti. Misure come l’ottimizzazione del Pnrr possono rappresentare un passo importante. Le istituzioni sono chiamate a rispondere tempestivamente a queste sfide, al fine di alleviare la pressione sulle famiglie in difficoltà. Solo così si potrà sperare in un miglioramento delle condizioni di vita di milioni di italiani, in particolare nel contesto di una delle fasi economiche più delicate degli ultimi decenni.