L’Aquila è teatro di un acceso dibattito sulla gestione della sanità regionale. Recenti dichiarazioni dell’assessore Verì, che giustifica l’aumento delle tasse citando le assunzioni di personale e l’aumento dei costi dei farmaci, hanno scatenato reazioni di forte indignazione. Molti cittadini abruzzesi si trovano a fronteggiare gravi difficoltà nell’accesso alle cure, ma le spiegazioni ufficiali sembrano lontane dalla realtà vissuta ogni giorno da chi è costretto a rinunciare alla propria salute.
La realtà aggravata delle cure in Abruzzo
Il commento del consigliere regionale del PD, Antonio Di Marco, mette in evidenza una verità scomoda per l’amministrazione regionale. Oltre 120.000 abruzzesi faticano ad accedere a cure mediche, e la situazione è allarmante, con più di 60.000 persone senza medico di base. Le lunghe attese al Pronto soccorso sono ormai una costante, e la disponibilità di farmaci salvavita è critica, con molte farmacie ospedaliere purtroppo sprovviste. Questo quadro complesso porta molti a cercare assistenza all’estero o in strutture private, una tendenza che dimostra l’assoluta insoddisfazione della popolazione e mette a dura prova i sistemi di assistenza pubblica.
In questo contesto, le dichiarazioni dell’assessore Verì sono state percepite come un oltraggio. A fronte di un deficit crescente, non si fa riferimento alle responsabilità di una governance ritenuta inadeguata, ma si accusano fattori esterni. Il governo regionale, uscito dal commissariamento nel 2016, sembra ora incamminarsi su un sentiero di inefficienza che rischia di riportarlo a una situazione critica. Di Marco sottolinea che la mancanza di un piano chiaro e di una visione strategica ha contribuito al deterioramento della situazione.
Le divisioni all’interno della maggioranza
Il malcontento non è solo tra i cittadini, ma anche all’interno della stessa maggioranza. Le conclusioni di Di Marco evidenziano la frattura tra i vari gruppi politici che compongono la giunta. Mentre l’assessore Verì propone misure di bilancio, in aula emergono emendamenti divergenti da casi come quelli di Fratelli d’Italia e Forza Italia, che iniziano a contestare le politiche attuali. Si registra persino l’annuncio da parte della Lega di lavorare su un piano per il miglioramento della sanità, un’ammissione, quindi, del malfunzionamento del sistema attuale.
Questa mancanza di compattezza politica rende evidente quanto la gestione della sanità sia diventata un argomento di disaccordo tra i partiti di governo, creando un clima di insicurezza tra i cittadini. La divergenza di opinioni all’interno della stessa maggioranza evidenzia come, a fronte della stangata fiscale, le proposte per risolvere i problemi gravi del settore sanitario siano ancora lontane da un consenso generale.
La richiesta di una governance più incisiva
Di Marco tiene a sottolineare che la soluzione non può più essere rinviata. La situazione attuale impone la necessità di una governance capace di programmare un sistema sanitario nazionale che non scivoli nuovamente verso un commissariamento. La classifica dei LEA evidenzia infatti che l’Abruzzo si trova in una condizione sfavorevole rispetto ad altre regioni, specialmente in settori cruciali come la prevenzione e la salute collettiva.
La critica continua anche sulla scarsa investizione reale nei presidi sanitari regionali e su come i tavoli ministeriali stiano esprimendo preoccupazioni per l’inerzia della giunta. Le ripetute richieste di intervento da parte di Roma non sembrano trovare ascolto, ed è questo che allarma di più i cittadini, sempre più necessari di un’assistenza che finora non ha saputo rispondere alle loro esigenze fondamentali.
Le affermazioni del consigliere regionale abruzzese chiariscono che il tema della sanità non è solo una questione burocratica, ma un problema concreto che influisce sulla vita di molti. È tempo, secondo Di Marco, di fermare i giochi di parole e agire per il bene della comunità, iniziando a dare ascolto alle reali necessità delle persone, che non possono essere ulteriormente penalizzate a causa di scelte politiche sbagliate o una buona dose di indifferenza.