Veronica Ciotoli, pioniera del naturismo in Italia, annuncia un’iniziativa estrema per opporsi alla demolizione dell’Oasi Naturista, localizzata al km 9,000 della via Litoranea. Da martedì, stando alle sue dichiarazioni, inizierà un sciopero della fame e, se i medici lo permetteranno, anche della sete. Ciotoli, insieme a numerosi naturisti e storici frequentatori della spiaggia, si riunirà di fronte al Campidoglio per protestare, esprimendo il suo rifiuto verso una decisione che potrebbe segnare la fine di 25 anni di attività.
La denuncia contro la demolizione
La decisione di abbattere l’Oasi Naturista è stata comunicata dal Campidoglio tramite la stampa, senza un preavviso ai gestori. Questa scelta ha sollevato diverse polemiche, poiché i gestori ritengono che gli atti precedentemente approvati, dal Consiglio Comunale e dal sindaco Francesco Rutelli, valgano ancora. Nel 2000, Rutelli aveva inaugurato il punto di ristoro dell’Oasi con fondi dei gestori e dettagli approvati dagli uffici competenti. “Quella spiaggia è parte della storia di Roma e del nostro lavoro,” dichiara Veronica, sottolineando che i tecnici comunali non hanno mai visitato la struttura per valutare lo stato reale degli spazi.
L’Oasi Naturista, considerata un’importante attrazione turistica da testate internazionali come Le Monde, rappresenta un punto di riferimento per il naturismo in Italia. La decisione del Campidoglio di demolire il chiosco, secondo i gestori, è basata su un presunto abuso, il che suscita interrogativi sulla legittimità delle affermazioni da parte dell’amministrazione.
Le ragioni della mobilitazione
L’Anoca, l’Associazione Naturisti Oasi di Capocotta, sostiene la causa di Ciotoli. Marzio Bonomo, rappresentante dell’associazione, critica la decisione del Comune, definendola “una sciocchezza” e convocando una conferenza stampa per chiarire la propria posizione. Durante l’incontro, il pubblico avrà la possibilità di ascoltare il punto di vista dei naturisti, che rivendicano l’importanza della struttura, progettata per integrarsi con l’ambiente circostante e rispettare le normative antinquinamento.
L’Oasi è costruita esclusivamente in legno, senza l’uso di cemento, e ha accessi anche per persone con disabilità. Questo aspetto è stato un motivo di orgoglio per i gestori, che nel corso degli anni hanno garantito la sicurezza e l’assistenza in caso di emergenze, senza mai richiedere l’intervento della Capitaneria di Porto. I naturisti di Capocotta intendono preservare questo stile di vita e gli spazi che lo caratterizzano.
Un futuro incerto
Il Campidoglio ha già avviato la procedura di sgombero, con un’udienza ancora da fissare presso il Tar, dove i gestori contestano le motivazioni dell’ordine di demolizione. Nonostante la controversia, il futuro dell’Oasi sembra appeso a un filo. La primavera avanzata segna l’imminenza della stagione balneare, e l’eventualità di demolizioni e ricostruzioni potrebbe compromettere l’operatività per l’estate.
Ciotoli e il suo gruppo di sostenitori vivono l’ansia dell’incertezza, mentre gli avvocati dell’associazione stanno già preparando il terreno per eventuali azioni legali. In questo contesto, la protesta di Ciotoli si inserisce in un panorama più ampio, dove i diritti dei cittadini e la valorizzazione delle tradizioni locali si scontrano con le scelte politiche di un’amministrazione comunale. La battaglia per l’Oasi Naturista continua a catturare l’attenzione dei media e dei romani, con l’obiettivo di preservare un’identità culturale e storica fondamentale per la comunità.