La recente sentenza della Corte costituzionale numero 37, depositata il 23 gennaio 2025, ha fatto emergere importanti questioni relative alla legge urbanistica della Provincia di Bolzano. In particolare, il dispositivo ha dichiarato illegittimo l’articolo 61, comma 2, della legge provinciale numero 9 del 2018 riguardante il territorio e il paesaggio, il quale stabiliva un termine di efficacia dell’esproprio fissato in dieci anni, anziché cinque. Questo pronunciamento solleva interrogativi su come vengono gestiti e tutelati i diritti di proprietà nel contesto della legislazione locale.
La norma contestata e la sua insufficienza giuridica
La Corte ha dichiarato che la norma in questione stabiliva un periodo di dieci anni per i vincoli preordinati all’esproprio, noto anche come “periodo di franchigia”. Questo intervallo è cruciale poiché, durante tale periodo, non si attiva alcun diritto all’indennizzo per i proprietari. Secondo la Consulta, questa estensione temporale ha violato sia l’articolo 3, che garantisce l’uguaglianza di fronte alla legge, sia l’articolo 42, che protegge il diritto di proprietà. Secondo la Corte, il lungo periodo stabilito rappresenta una compressione irragionevole e sproporzionata di tale diritto, che suscita preoccupazioni di carattere giuridico e sociale.
A sostegno di questa affermazione, la sentenza richiama l’articolo 9, comma 2, del Testo unico edilizia , che indica un periodo di cinque anni come massimo per simili vincoli. Anche la legge del 1968 conferma questa medesima previsione. La Corte evidenzia come sia ammissibile per le Regioni a Statuto speciale e le Province autonome adottare norme diverse, a condizione che tali scelte siano giustificate da specifiche esigenze locali. Nel caso in esame, non è stata presentata alcuna giustificazione plausibile per la durata decennale.
La violazione del principio di proporzionalità
Proseguendo nell’analisi, il comunicato della Corte sottolinea che, senza un riferimento a realtà o necessità particolari riconducibili al contesto provinciale, il termine decennale risulta privo di fondamento. Risulta chiaro che l’illegittimità del periodo di franchigia è accentuata dal confronto con il periodo quinquennale stabilito dalla legislazione statale, considerato un “ragionevole punto di equilibrio” tra interessi pubblici e privati.
La Corte ha evidenziato che tale squilibrio temporale non solo vanifica il principio di equità nella gestione dei vincoli urbanistici, ma pone anche interrogativi sull’efficacia della pianificazione territoriale. Questo tipo di inadeguatezza legislativa rappresenta un rischio significativo in termini di sicurezza giuridica per i proprietari e di gestione equilibrata delle risorse del territorio.
La rilevanza della sentenza per la legislazione provinciale
La decisione della Corte mantiene implicazioni significative per la legislazione urbanistica della Provincia di Bolzano e, potenzialmente, per altre regioni italiane con Statuto speciale. Si tratta di un richiamo alla necessità di allineare le norme locali con i principi costituzionali, ponendo l’accento sull’importanza di una regolamentazione che rispetti i diritti di proprietà dei cittadini.
In questo contesto, le autorità locali potrebbero dover riconsiderare le proprie misure legislative relative all’urbanistica, stabilendo limiti ben definiti e giustificabili per i vincoli preordinati all’esproprio. L’adeguamento della normativa provinciale potrebbe anche contribuire a promuovere un clima di fiducia tra cittadini e istituzioni.
La sentenza mette in evidenza come, in un’ottica di coerenza legislativa, sia fondamentale che le leggi provinciali si basino su motivi concreti e pertinenti, affinché possano trovare riconoscimento e legittimità non solo a livello locale, ma anche nazionale.