Il settore agroalimentare italiano si trova a dover affrontare sfide significative a causa dei nuovi dazi imposti dall’amministrazione americana. Un articolo de Il Sole 24 Ore quantifica in 800 milioni di euro il pesante costo che le imprese italiane del food dovranno sostenere. Le conseguenze si annunciano preoccupanti non solo per i fatturati, ma anche per i volumi delle esportazioni, con possibili perdite stimate in 15.000 posti di lavoro per ogni decrescita del 10% dell’export verso gli Stati Uniti, un mercato cruciale per il Made in Italy.
Impatti economici dei dazi sul settore alimentare
Il contraccolpo dei dazi americani si fa sentire in maniera acuta, con Federalimentare che prevede un calo del 10% sui fatturati e del 30% nei volumi delle esportazioni. Gli Stati Uniti rappresentano un mercato fondamentale per l’industria agroalimentare italiana, con un valore che supera i 7,8 miliardi di euro. Per molte aziende si prospetta un futuro incerto, mentre alcune, come Lavazza, stanno valutando la possibilità di aumentare la produzione negli USA per superare le barriere tariffarie. Inoltre, le imprese più piccole chiedono un intervento politico e diplomatico coordinato a livello europeo, sperando in una soluzione che possa mitigare l’impatto di queste misure.
Le conseguenze sui prodotti del Made in Italy
Secondo il Corriere della Sera, i prodotti iconici italiani, come olio, formaggi e vino, subiranno i danni maggiori a causa dei nuovi dazi. Il prezzo dell’olio extravergine italiano, per esempio, è destinato a subire rincari significativi, potenzialmente fino al 20%. Questa situazione rischia di alterare le preferenze dei consumatori americani, storicamente attratti dalla qualità del Made in Italy. Risulta evidente che la situazione ha un impatto soprattutto su segmenti di mercato già vulnerabili, come il settore caseario, dove i dazi precedenti avevano già peraltro avuto un effetto negativo.
La visione di Coldiretti sul futuro del settore
In un’intervista rilasciata a Repubblica, il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, ha espresso forti preoccupazioni per le perdite che si prefigurano. Le sue stime parlano di un danno complessivo che potrebbe raggiungere i 3 miliardi di euro, influenzando non solo le vendite ma anche il valore percepito dei prodotti. Prandini ha sottolineato l’importanza di una risposta coordinata a livello europeo, senza ricorrere a dazi anche dall’altra parte. “L’unico modo per affrontare questa crisi è attraverso una strategia condivisa che tuteli il settore agroalimentare.”
Lavazza e l’innovazione nella produzione
Malgrado le incertezze, ci sono anche storie di resilienza. Lavazza ha riportato un incremento del 9,1% nei ricavi, chiudendo l’anno con risultati positivi nonostante i rincari delle materie prime di circa il 70%. Il CEO Antonio Baravalle ha confermato l’intenzione di investire negli Stati Uniti per raddoppiare la capacità produttiva, dimostrando che di fronte alle difficoltà, ci sono aziende disposte a innovare e adattarsi per affrontare il futuro.
Rischi per i consumatori americani e l’autenticità dei prodotti
Le statistiche parlano chiaro: i consumatori americani potrebbero repentinamente orientarsi verso opzioni più economiche e meno autentiche. Il Consorzio del Parmigiano Reggiano ha avvertito che, con l’innalzamento dei dazi, il prezzo al chilo del noto formaggio italiano potrebbe arrivare a 59 dollari, rendendolo inaccessibile per molti. Una situazione simile coinvolge il prosciutto di Parma, dove il rischio di svalutazione è alto a fronte di un abbassamento delle vendite.
Il colpo all’industria delle conserve e degli alcolici
Anche le conserve di pomodoro stanno vivendo un momento critico. Secondo l’analisi di Anicav, gli Stati Uniti rappresentano il 15% dell’export extra UE del settore. Con i dazi che potrebbero arrivare fino al 32%, prodotti come passate e pelati italiani rischiano di diventare troppo cari per il mercato americano. La situazione non è migliore per il settore degli alcolici, che vale oltre 2 miliardi di euro in esportazioni verso gli USA. Federvini ha lanciato l’allerta su potenziali recessi contrattuali, esortando l’Unione Europea a evitare una guerra commerciale che farebbe un danno enorme a entrambe le parti.
La chiamata all’unità emerge chiara, sia dalle associazioni imprenditoriali che dalle istituzioni, ricordando che il futuro del Made in Italy e del suo primato nel mercato americano è appeso a un fil rouge di cooperazione e determinazione. La strada da percorrere è complessa, ma la sfida è affrontarla senza compromettere l’autenticità dei prodotti e il valore dell’industria agroalimentare italiana.