Scienziati di diverse nazioni hanno compiuto una ricerca approfondita per analizzare i nuclei galattici attivi e i loro getti relativistici. Questo studio, iniziato nel 2017, ha sfruttato tecnologie all’avanguardia per sviscerare i misteri legati ai buchi neri supermassicci. I risultati ottenuti offrono una nuova luce su fenomeni astrofisici complessi, mettendo in discussione le precedenti teorie.
Riflessioni sull’osservazione dei nuclei galattici attivi
La ricerca ha coinvolto un team di esperti del Max Planck Institute di Bonn, in Germania, e dell’Instituto de AstrofÃsica di Granada, in Spagna. L’analisi si è basata su 16 nuclei galattici attivi , che rappresentano le regioni centrali e più brillanti di alcune galassie, dove risiedono buchi neri supermassicci. Questi nuclei sono rinomati per l’emissione di potenti getti di plasma che possono estendersi per migliaia di anni luce. Le osservazioni hanno utilizzato diversi strumenti, tra cui l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array , che ha giocato un ruolo cruciale nel fornire immagini ad alta risoluzione.
I ricercatori hanno studiato i getti relativistici, confrontando i dati ottenuti tramite il Event Horizon Telescope con quelli precedentemente raccolti usando il Very Long Baseline Array e il Global Millimeter VLBI Array . La ricerca ha permesso di osservare l’accelerazione e la magnetizzazione di questi getti, offrendo nuove intuizioni sulla loro evoluzione. Le osservazioni hanno mostrato differenze significative rispetto ai modelli preesistenti, cambiando così la comprensione degli scienziati sulla fisica dei buchi neri.
L’importanza dell’alta risoluzione angolare
La complessità della fisica che regola i getti nei nuclei galattici attivi richiede misurazioni estremamente precise. I nuclei galattici attivi emettono getti di plasma che si formano a causa delle forze gravitazionali intense esercitate dai buchi neri supermassicci. Tali getti viaggiano verso l’esterno, raggiungendo velocità relativistiche. La geometria del flusso di plasma è fondamentale: inizialmente, i getti appaiono parabolici, per poi assumere una forma conica.
Per valutare la validità e l’accuratezza delle misurazioni, il team di ricercatori ha confrontato il loro lavoro con le misure storiche effettuate tramite VLBA e GMVA. Questo confronto ha svelato nuovi dettagli sull’origine e l’evoluzione dei getti, spingendo a interrogarsi su questioni fondamentali riguardanti la fisica che regola questi fenomeni nella galassia.
Risultati e implicazioni dello studio
Dai dati raccolti con ALMA, gli scienziati hanno potuto dedurre l’evoluzione dei getti a partire dalle loro origini, fino a decine di anni luce nell’ambiente interstellare. È emerso che la potenza radiativa che proviene da una sorgente, in questo caso un AGN, aumenta progressivamente mentre il plasma si allontana dal buco nero. Ciò suggerisce dinamiche di flusso e interazioni complesse che potrebbero mettere in discussione le teorie consolidate sulla formazione e l’emissione di getti nei buchi neri attivi.
Tuttavia, alcuni modelli teorici sono stati messi in discussione. Nonostante esistano spiegazioni alternative, come la possibile deviazione dalla geometria conica, il modello attuale non riesce a rappresentare in modo esaustivo le proprietà dei getti nella loro fase iniziale. Gli autori della ricerca hanno sottolineato che è necessario proseguire con ulteriori indagini per approfondire aspetti come l’accelerazione dei getti, il flusso di energia e il ruolo dei campi magnetici.
Nell’ambito a lungo termine, l’espansione dell’array EHT potrebbe rivelarsi decisiva per i futuri studi sui buchi neri e sui loro getti, aprendo nuove strade per la comprensione di questi affascinanti fenomeni cosmici. Questo progresso nell’astrofisica moderna potrebbe portare a scoperte ancora più significative, contribuendo a chiarire i misteri che circondano l’universo.