Terracina contro la Regione: il ricorso al Tar per il dimensionamento scolastico

Terracina contro la Regione: il ricorso al Tar per il dimensionamento scolastico

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Fonte Freepik

La decisione di presentare ricorso al Tar contro il dimensionamento scolastico è arrivata finalmente anche dal Comune di Latina, che si è unito al Comune di Terracina in una battaglia giudiziaria contro la Regione. Il cuore della questione riguarda l’accorpamento degli istituti scolastici: per Latina, l’unione tra l’Istituto Comprensivo Don Milani e l’Istituto Vito Fabiano, e per Terracina l’unione tra i licei Filosi e Bianchini. Una decisione che ha sollevato dubbi e preoccupazioni, soprattutto per la mancanza di discussione con i diretti interessati, e che ha portato a una forte reazione da parte dei comuni pontini.

Una decisione che sorprende e divide

Il provvedimento, approvato dalla Regione a fine dicembre, è stato percepito come un atto imposto senza un confronto con i comuni coinvolti, che si sono ritrovati di fronte a una delibera già approvata. La sindaca di Latina, Matilde Celentano, ha chiesto chiarimenti direttamente al presidente della Regione Francesco Rocca e all’assessore all’Istruzione Giuseppe Schiboni, dato il legame di collaborazione tra il Comune e la Regione. La decisione di accorpare scuole che già soffrono per il calo demografico ha sollevato non poche polemiche, e la questione è diventata un tema caldo anche per il Comune di Terracina, anch’esso governato da un sindaco di centrodestra.

Le motivazioni dietro l’accorpamento e le critiche politiche

La Regione ha giustificato l’accorpamento come una scelta puramente tecnica, basata su numeri e dati statistici, ma la realtà dei fatti mostra che l’accorpamento di scuole come il Don Milani e il Vito Fabiano porterebbe alla creazione di un maxi istituto con 1400 alunni, una situazione sconsigliata dalle linee guida regionali stesse. L’intervento del presidente della Provincia, Gerando Stefanelli, ha fatto emergere l’ombra di influenze politiche nella decisione, facendo riferimento a indicazioni provenienti da un politico, senza mai fare nomi. In questo contesto, Stefanelli ha suggerito le dimissioni dell’assessore Schiboni, ritenuto responsabile di una gestione discutibile della situazione.

La decisione di ricorrere al Tar: un passo necessario

Nonostante le giustificazioni da parte della Regione, Latina e Terracina hanno deciso di agire. Dopo aver valutato la situazione, la Giunta comunale di Latina ha ufficializzato la sua intenzione di ricorrere al Tar. Francesca Tesone, assessora all’istruzione di Latina, ha spiegato che l’accorpamento non rispecchia le esigenze del territorio e ha sottolineato che le dirigenze scolastiche, i docenti e i genitori degli studenti hanno espresso forti critiche. La decisione di ricorrere è arrivata dopo una serie di consultazioni, e il mandato è stato affidato all’avvocato Anna Caterina Egeo per presentare il ricorso contro il provvedimento regionale.

Le difficoltà future per le scuole di Latina

Il calo demografico che interessa Latina e altre città italiane sta riducendo progressivamente il numero di studenti iscritti. Tesone ha fatto notare che altre scuole della città potrebbero non raggiungere nemmeno i 600 iscritti nei prossimi anni, un dato che rende difficile pianificare la crescita e la sostenibilità delle strutture scolastiche. L’assessora ha dichiarato che è necessario un cambiamento nel processo di pianificazione scolastica, affermando che i comuni devono essere in grado di proporre soluzioni che siano condivise da tutti gli attori coinvolti, senza essere “sopraffatti” dalle decisioni provenienti dall’alto. La proposta di un nuovo sistema di gestione scolastica è già in fase di discussione, e il Comune di Latina si prepara a nuovi confronti con la Regione.

Un futuro incerto per le scuole pontine

Il ricorso al Tar è solo l’inizio di una lunga battaglia per il futuro delle scuole di Latina e Terracina. La vicenda ha sollevato interrogativi non solo sulla gestione del dimensionamento scolastico, ma anche sulla necessità di un maggiore dialogo tra le istituzioni locali e regionali. La speranza è che la vicenda possa essere risolta in modo che le scuole possano evolversi in armonia con le reali esigenze del territorio, evitando decisioni che non tengano conto delle specificità locali e del benessere degli studenti.

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