Tragedia in Etiopia: la frana nel distretto di Kencho Shacha Gozdi provoca 256 vittime

Tragedia in Etiopia: la frana nel distretto di Kencho Shacha Gozdi provoca 256 vittime

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Tragedia in Etiopia: la frana nel distretto di Kencho Shacha Gozdi provoca 256 vittime - Gaeta.it

Nelle ultime ore, il distretto di Kencho Shacha Gozdi, nel sud dell’Etiopia, è stato teatro di un’immane tragedia a causa di una frana devastante. Le vittime accertate sono 256 e più di 50.000 persone sono state coinvolte nell’incidente, con un numero significativo di bambini che ora si trovano in situazioni disperate. La comunità locale, colpita duramente dalle forti piogge, si sta mobilitando per cercare i propri cari sepolti sotto le macerie, mentre le autorità e le organizzazioni umanitarie si attivano per fornire assistenza.

La frana di Kencho Shacha Gozdi: un disastro in corso

Un bilancio tragico e incerto

Dopo la frana avvenuta il 23 luglio, il bilancio delle vittime continua a salire. Inizialmente riportate 256 vittime, le autorità temono che tale numero possa raddoppiare mentre le operazioni di soccorso continuano. La situazione è resa ancora più complessa dal difficile accesso alla zona colpita. I residenti, armati di attrezzi agricoli come pale e zappe, si prodigano nella ricerca di sopravvissuti tra le macerie e il fango, un compito reso arduo dalle condizioni climatiche avverse.

L’agenzia delle Nazioni Unite per gli affari umanitari ha lanciato un appello per l’emergenza, evidenziando come oltre 50.000 persone siano state colpite dal disastro, con un numero preoccupante di famiglie che hanno perso tutto. La necessità di ricevere aiuti umanitari è diventata vitale per la popolazione colpita, con una particolare attenzione rivolta ai 1.300 bambini che si trovano in difficoltà e necessitano urgentemente di riparo e cure.

L’intervento delle organizzazioni umanitarie

Le difficoltà nel portare aiuti

Paul Handley, responsabile dell’OCHA in Etiopia, ha spiegato in un’intervista alla BBC come le difficoltà nel portare attrezzature di scavo e soccorso nella regione siano enormi. Le strade sono in stato disastroso e l’area montuosa si presenta priva delle necessarie infrastrutture per facilitare la distribuzione degli aiuti. Nonostante queste sfide, le agenzie delle Nazioni Unite e la Croce Rossa hanno fatto progressi nel distribuire beni di prima necessità e cibo, ma l’impatto del disastro è così vasto che i soccorsi rischiano di non essere sufficienti a soddisfare le esigenze urgenti della popolazione.

Il governo federale etiope, in collaborazione con ONG internazionali, ha avviato missioni di soccorso per raggiungere le famiglie colpite, aumentando le risorse per garantire la sicurezza e il benessere degli sfollati e dei feriti. L’emergenza viene monitorata da vicino, mentre si cerca di raccogliere fondi e materiali per migliorare le condizioni di vita in questa zona gravemente danneggiata.

L’appello per un sostegno internazionale

Le parole di Monsignor Musië Ghebreghiorghis

Monsignor Musiè Ghebreghiorghis, vescovo emerito di Emdibir, ha sottolineato l’importanza di un intervento globale per affrontare questa crisi. Nelle sue dichiarazioni, ha messo in luce come la frana abbia colpito villaggi già vulnerabili, dove la sicurezza e le risorse sono limitate. “La Chiesa sta mobilitando le proprie risorse, ma c’è un bisogno urgente di sostegno da parte della comunità internazionale, poiché le scale della tragedia superano le capacità locali di risposta.”

Il vescovo ha evidenziato che eventi simili si verificano con regolarità in tutta l’Africa orientale. Questo è un monito grave che richiama alla necessità di affrontare le cause profonde della vulnerabilità locale, promuovendo un intervento che possa garantire la sicurezza a lungo termine per le comunità isolate. La ricostruzione e il miglioramento delle condizioni di vita in queste aree dipendono dall’attenzione e dal supporto della comunità internazionale.

Una crisi umanitaria in espansione

I numeri che raccontano la situazione attuale

Stando ai rapporti dell’OCHA, la crisi che ha colpito Kencho Shacha Gozdi si segna con numeri allarmanti: oltre 50.000 persone colpite, oltre 5.776 famiglie in cerca di riparo, e 596 famiglie evacuate. Gli effetti devastanti delle piogge continuano a farsi sentire nella regione, dove si prevede che le condizioni climatiche possano approfondire ulteriormente la crisi già in atto.

La stagione delle piogge in Etiopia è iniziata a giugno e si prevede che duri fino a settembre, divulgando timori legittimi per future frane. La situazione attuale richiede una risposta tempestiva e coordinata che possa salvaguardare le vite e il futuro della popolazione, dove la maggior parte è già vulnerabile a causa di conflitti e disastri climatici. “L’urgenza di intervenire per prevenire ulteriori perdite umane e migliorare le condizioni di vita è palpabile,” mentre comunità e organizzazioni si stringono attorno ai colpiti per fornire il supporto necessario.

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