Un nuovo allestimento di "Equus" al Teatro Duse: a cinquant'anni dal debutto nazionale

Un nuovo allestimento di “Equus” al Teatro Duse: a cinquant’anni dal debutto nazionale

Il Teatro Duse di Genova presenta “Equus”, opera di Peter Shaffer, con una nuova regia di Carlo Sciaccaluga, che esplora il conflitto tra libertà individuale e norme sociali.
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Un nuovo allestimento di "Equus" al Teatro Duse: a cinquant'anni dal debutto nazionale - Gaeta.it

In questi giorni al Teatro Duse di Genova si respira un’atmosfera di attesa per le prove di “Equus”, l’opera di Peter Shaffer che torna in scena grazie a una nuova produzione del Teatro Nazionale di Genova. Questo particolare evento è anche un’occasione per ricordare il cinquantesimo anniversario del debutto nazionale di questa famosa opera, che aveva catturato l’attenzione del pubblico per motivi che vanno oltre la trama. Cerchiamo di scoprire cosa ci riserva questa nuova versione di “Equus” e come il passato influisce sul presente del teatro.

La regia e la traduzione: un legame intergenerazionale

La regia di “Equus” è ora nelle mani di Carlo Sciaccaluga, il figlio del regista originale Marco Sciaccaluga, che aveva portato per la prima volta lo spettacolo in Italia cinquant’anni fa. Questa coincidenza di tempi rende l’allestimento attuale un viaggio unico e significativo nel legame tra padre e figlio. Carlo ha intrapreso un lavoro di revisione del testo, partendo dall’originale inglese e confrontandolo con la traduzione del padre. “Ho rifatto la traduzione con l’obiettivo di rendere il linguaggio più contemporaneo,” afferma Carlo, sottolineando come la società sia cambiata nel corso dei decenni e come anche l’arte debba riflettere tali cambiamenti.

Per far emozionare il pubblico, Carlo Sciaccaluga ha collaborato con una serie di professionisti di talento, includendo scenografie create da Anna Varaldo e musiche scritte da Andrea e Leonardo Nicolini. L’approccio di Carlo vuole essere fresco e diretto, utilizzando risorse visive e sonore che coinvolgano la platea e la trasportino nel mondo complesso dei personaggi.

Il cast e la trama di “Equus”

Il cast della nuova produzione è composto da attori di grande valore, tra cui Luca Lazzareschi nel ruolo del Dr. Dysart, il psichiatra chiamato a indagare sulla mente di Alan, e Pietro Giannini nel ruolo del protagonista, un giovane dalle passioni intense e distruttive. La storia di “Equus” ruota attorno ad Alan, un teenager che sviluppa un’ossessione per i cavalli e che, in un gesto irrazionale e sconcertante, acceca i suoi sei cavalli adorati. La narrazione esplora il conflitto profondo tra istinto e razionalità, e la difficoltà di pronunciare l’autenticità dei desideri in una società che tende a soffocare e conformare.

A completare il cast ci saranno Pia Lanciotti nei panni della madre di Alan, Paolo Cresta come Frank, Camilla Semino Varo nel ruolo di Ester e Giulia Prevedello nel ruolo di Jill. Ognuno di loro contribuirà a creare un’esplorazione densa delle dinamiche familiari e dei rapporti interumani che definiscono la vita dei giovani.

L’eredità di “Equus”: tra provocazione e introspezione

Il dramma di Shaffer è conosciuto non solo per la sua trama complessa, ma anche per i temi provocatori che affronta, tra cui la tensione tra libertà individuale e norme sociali. Carlo Sciaccaluga sottolinea che “Equus” è un’opera che invita a riflettere, senza proporre risposte semplici. Alan è un simbolo della ricerca di un’identità autentica e della ricerca di significato in un mondo che spesso nega l’individualità.

La scenografia designata da Carlo prevede uno spazio vuoto, nel quale la tecnologia e l’immaginazione possano interagire, richiamando alla mente il lavoro di Peter Brook. La scelta di un palcoscenico spoglio permette di concentrare l’attenzione sui personaggi e sul testo, facendo in modo che le parole diventino il vero filo conduttore della rappresentazione. In relazione a una delle scene più controverse del dramma, quella del nudo integrale, Carlo osserva come ancora oggi possa suscitare scandalo, evidenziando la connessione tra corpo e anima nella visione mistica e spirituale di Shaffer.

Con un’eredità così ricca da portare in scena, il nuovo allestimento di “Equus” rappresenta non solo un ritorno alle radici teatrali, ma anche un’evoluzione di essa, esaminando quanto il conflitto tra conformismo e desiderio umano rimanga attuale e rilevante. La produzione promette di essere non solo un omaggio al lavoro del padre, ma un’esperienza teatrale nuova e profonda per il pubblico di oggi.

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