Monsignor Josip Uhač, figura di spicco della diplomazia vaticana, è ricordato per il suo contributo decisivo nell’indipendenza della Slovenia e della Croazia. Nato a Brsec, in Croazia, ha dedicato la sua vita alla Santa Sede. A pochi giorni dal centenario della sua nascita, la comunità di Santa Jelena celebra il suo operato con serate commemorative e una Messa. La sua storia, però, rimane poco documentata, rendendo difficile comprendere appieno il suo influsso storico e spirituale.
La nascita e il background familiare di monsignor Uhač
Famiglie e prime influenze
Monsignor Josip Uhač nacque il 20 luglio 1924 a Santa Jelena, una piccola frazione di Brsec, situata nell’arcidiocesi di Rijeka-Fiume. Cresciuto in una famiglia di fede cristiana, è il secondo figlio di Anton e Marija Senčić. Le influenze religiose e culturali della sua infanzia hanno avuto un ruolo significativo nella sua successiva vocazione al sacerdozio. Fin dall’età giovanile, la sua comunità radicalmente cattolica ha plasmato il suo carattere modesto e silenzioso, adattandosi a valori spirituali e sociali che sarebbero stati fondamentali per il suo lavoro futuro nella diplomazia vaticana.
L’educazione e il seminario
Dopo aver terminato le scuole superiori, Uhač entra nel Seminario diocesano di Fiume, dove inizia a studiare teologia. Nel contesto post-bellico, con l’instaurazione del regime comunista in Jugoslavia nel 1945, il suo percorso accademico presenta non poche difficoltà. Il vescovo Ugo Camozzo, riconoscendo le incertezze del periodo, decide di inviare Uhač a Roma per completare la formazione. Questa decisione si rivela cruciale per il suo futuro: la sua formazione presso il Pontificio Seminario Lateranense lo avvicina alle dinamiche interne della Chiesa cattolica globale. Nonostante il difficile contesto storico, il giovane Uhač viene ordinato sacerdote il 16 aprile 1949.
L’ascesa nella diplomazia vaticana
Una carriera diplomatica avviata
Dopo la sua ordinazione, mons. Uhač trascorre due anni al Pontificio Istituto croato di San Girolamo. Qui, il suo cammino si intreccia con altri diplomatici, aprendo la strada a una carriera che lo condurrà in vari Paesi. Nel 1954, inizia a lavorare nella diplomazia vaticana, iniziando la sua missione in Panama. Successivamente, si trasferisce in Egitto, ricoprendo cariche sempre più importanti. Nel 1962, viene nominato consigliere presso la nunziatura in Germania, e dal 1966 servirà in Spagna. La sua crescente influenza e competenza nella diplomazia della Chiesa cattolica si fanno notare, creando un network di relazioni internazionali che si riveleranno essenziali nei successivi incarichi.
Il ruolo in paesi in transizione
La carriera diplomatica di Uhač non è solo un esempio di ascetismo personale ma si intreccia con eventi storici significativi. Nel periodo in cui lavora in Pakistan e poi nei Paesi africani, Uhač si trova a gestire situazioni delicate durante la decolonizzazione e la Guerra Fredda. Le sue funzioni includono la nomina di vescovi locali, riflesso dell’impegno della Santa Sede per la formazione di un clero autoctono in contesti multietnici e multiculturali.
La nomina a nunzio apostolico in Germania
Un periodo strategico per la Chiesa
Nel 1984, mons. Uhač viene nominato nunzio apostolico in Germania, un ruolo che ricoprirà fino al 1991. Questo periodo risulta cruciale, in quanto le dinamiche sociali e religiose in Germania sono in rapida evoluzione. Le questioni ecclesiastiche iniziano a diversificarsi e richiedono l’abilità diplomatica di Uhač nella mediazione e risoluzione di conflitti interni.
Sfide culturali e politiche
Una delle questioni più spinose è l’identificazione del successore del cardinale Höffner. Uhač, con la sua esperienza, media le diverse posizioni del Capitolo di Colonia, dimostrando le sue doti diplomatiche nel gestire tensioni e differenze all’interno della Chiesa. La sua azione diviene essenziale per portare equilibrio e rinnovamento alla Chiesa tedesca nell’epoca post-conciliare.
Impact sulla Slovenia e la Croazia
L’importante riconoscimento internazionale
Con il crollo del comunismo in Europa orientale, la Santa Sede inizia a occuparsi delle questioni riguardanti l’indipendenza della Slovenia e della Croazia. Il 21 giugno 1991, suo nome viene menzionato da Papa Giovanni Paolo II come segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. In questo nuovo ruolo, Uhač giocherà un ruolo chiave nel riconoscimento internazionale dei due nuovi Stati. Il coordinamento con i vertici della diplomazia vaticana avverrà sotto la supervisione del cardinale Angelo Sodano e Jean Louis Touran.
Un lavoro diplomatico cruciale
Monsignor Uhač fa sentire la sua influenza anche nella fase post-bellica, quando, nel gennaio 1992, avviene il cessate il fuoco tra le forze jugoslave e croate. La sua presenza a Zagabria per l’apertura della Nunziatura apostolica rappresenta un importante passo diplomatico della Santa Sede nei rapporti tra le due nazioni. Questo gesto simboleggia non solo il sostegno della Chiesa, ma anche i profondi legami che uniscono la comunità croata e la Santa Sede.
Impegno per la Chiesa in Bosnia ed Erzegovina
La crisi umanitaria
Con l’emergere del conflitto in Bosnia ed Erzegovina, Uhač concentra i suoi sforzi sull’attenuazione della crisi umanitaria che affligge la regione. La presenza massiccia di cattolici croati nella zona offre un’opportunità per la Santa Sede di intensificare la propria azione caritativa e di sostegno alle vittime della guerra. La sua vicinanza alla comunità cattolica non solo a livello spirituale ma anche umano e sociale sottolinea l’importanza della diplomazia ecclesiastica nel contesto di un conflitto complesso.
L’opera di assistenza
Il lavoro di mons. Uhač si articola in aiuti materiali, umanitari e spirituali. La Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli diventa un canale attraverso cui si intensificano gli sforzi di sostegno alla popolazione locale. Uhač, pur operando in un contesto conflittuale, riesce a mantenere un dialogo aperto fra le diverse realtà religiose e politiche.
La morte e il ricordo duraturo
Un evento inatteso
Monsignor Josip Uhač muore il 18 gennaio 1998 a Roma, poche ore prima dell’Angelus di Papa Giovanni Paolo II, che lo aveva indicato come futuro cardinale. La notizia della sua morte arriva con tristezza non solo alla comunità croata, ma a tutta la Chiesa Cattolica. L’arcivescovo Uhač è stato ricordato come un esempio di servizio umile e dedicato alla causa della Chiesa.
Celebrazioni e commemorazioni
La celebrazione del centenario della sua nascita ha ripreso il suo significato profondo: la comunità di Santa Jelena ha organizzato eventi commemorativi tra cui una stele commemorativa inaugurata il 20 gennaio 2024. Questo riconoscimento pubblico ha aperto uno spazio per ricordare l’impatto di Uhač sulla comunità locale e sulla Chiesa mondiale.
La testimonianza di umiltà e servizio
Un’eredità ispiratrice
L’attuale arcivescovo di Rijeka-Fiume, Mate Uzinić, ha descritto Uhač come un “sacerdote e vescovo semplice, umile, pio e fedele”. La sua vita e il suo operato sono un messaggio di come una dedizione autentica e disinteressata alla Chiesa possa ispirare generazioni future. Uhač è sepolto nella chiesa parrocchiale di San Giorgio di Brseč, dove la sua memoria continua a vivere nella comunità che l’ha visto crescere.
Un’eredità da continuare
La strada tracciata da mons. Josip Uhač non si ferma con la sua morte, ma invita ogni membro della Chiesa a riflettere sull’importanza del servizio e dell’impegno nelle sfide contemporanee. La sua fedeltà alla Chiesa e alla sua missione rimane un esempio luminescente per chiunque desideri contribuire al bene comune e alla pace nel mondo. La celebrazione del centenario della sua nascita è non solo un omaggio a un uomo straordinario, ma anche una chiamata a continuare il suo lavoro di fede e servizio.